I cent'anni di Tarcisio Petracco, il padre dell’Università friulana

Tarcisio Petracco

Il 29 marzo, si compiono i cento anni dalla nascita del professor Tarcisio Petracco, il cui nome resta legato indissolubilmente alla lotta per l’istituzione dell’Università del Friuli. Ripercorriamo qui le tappe della sua vita

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Il 29 marzo, si compiono i cento anni dalla nascita del professor Tarcisio Petracco, il cui nome resta legato indissolubilmente alla lotta per l’istituzione dell’Università del Friuli.

Nato nel 1910 a San Giorgio della Richinvelda, rimane orfano di madre all’età di dieci anni e a sedici deve abbandonare gli studi per aiutare nel lavoro agricolo la famiglia. Consegue però, poco dopo, il Certificato internazionale di radiotelegrafista, che condizionò per diversi anni la sua vita. Infatti, fu arruolato nella Marina militare con tale qualifica e per più di otto anni fu imbarcato e partecipò alle operazioni nel Mediterraneo su navi di scorta e siluranti, fino a meritarsi il grado di ufficiale. In questo periodo dedicherà ogni momento disponibile alla sua vocazione, lo studio, che dovette praticare da autodidatta. Conseguì dapprima l’abilitazione magistrale, poi a 25 anni la maturità classica, a 30 la laurea in Lettere a Padova.

Rientrato in Friuli dopo l’8 settembre 1943, evitò l’internamento in Germania e fu insegnante di latino e greco al liceo Paolo Diacono di Cividale. Non si rassegnò passivamente all’occupazione militare tedesca e divenne partigiano clandestino nella Destra Tagliamento, spostandosi continuamente tra la residenza di Cividale ed il Pordenonese. Dopo l’eccidio di Porzus del 7 febbraio 1945 contribuì alla formazione della VII Brigata Osoppo-Friuli ed in essa, insieme con Aldo Specogna, sostituì due comandanti trucidati. Al momento dell’avanzata dei partigiani di Tito su Cividale, nell’aprile 1945, con improvvisa decisione personale guidò la VII Brigata nelle audaci operazioni di presidio della zona che furono decisive per conservare all’Italia il Cividalese. Le vicende della lotta partigiana furono raccontate da Petracco nel bel libro Lotta partigiana al confine orientale (La bicicletta della libertà).

Passò in seguito ad insegnare al liceo Jacopo Stellini di Udine, ma nel 1949, dopo aver vinto il concorso di professore di ruolo, poiché l’insegnamento non gli consentiva di provvedere adeguatamente alla sua famiglia, emigrò in Canada a cercare fortuna, non volendo rinunciare alla sua indipendenza politica ed alla sua dirittura morale per entrare nella spartizione delle prebende che molti ex partigiani effettuarono in patria in quel periodo. L’inserimento quale insegnante di latino e greco nelle scuole anglo-canadesi purtroppo gli si rivelò non praticabile e quindi lavorò come operaio nell’edilizia e nella meccanica. Anche in queste difficili condizioni trovò modo di giovare ai connazionali ivi residenti, dedicandosi, alla sera ed in ogni altro tempo libero, ad insegnare l’inglese e le costumanze anglosassoni agli emigrati italiani, in una scuola da lui creata, perché potessero inserirsi dignitosamente nel nuovo ambiente. Nel 1955 rientrò in Friuli, fu riammesso nei ruoli dell’insegnamento nella scuola media e nei licei e tenne la cattedra di latino e greco presso il liceo Stellini di Udine fino al1975, quando fu posto in quiescenza.

Persona di superiore livello intellettuale, coltivò sempre anzitutto lo studio e l’approfondimento della letteratura greca e, mettendo a frutto la sua esperienza di autodidatta, studiò e chiarì i meccanismi della grammatica e della sintassi greca che insegnò egregiamente agli allievi del suo liceo e a chi ricorreva a lui per la preparazione privata. Questa passione (egli anche nelle incombenze professionali non vide mai l’aspetto puramente economico, ma profuse – senza limite – intelligenza e cuore), lo porterà più volte in Grecia a ricercare, come egli diceva, «i fantasmi dell’epoca classica che colà ancora possiamo incontrare».

Ma coltivò anche l’interesse per la meccanica, che, come suo solito, affrontò con impegno di alta razionalità. Si era iscritto alla facoltà di ingegneria dell’Università di Padova nel 1942, troncando poi per necessità pratiche questi amati studi; ma anche in questo campo emerse, tanto da effettuare delle invenzioni (ideate già in Canada e poi perfezionate in Italia), brevettate legalmente nel 1985, che suscitarono interesse non solo locale.

Questa è la parte della sua vita che ho conosciuto perché da lui raccontatami in tante occasioni, ma credo che la conoscenza di questi fatti sia la chiave per capire tutto il resto. È in questa esperienza, nelle difficoltà di accedere agli studi universitari e nella constatazione che solo pochi friulani riuscivano ad inserirsi nelle professioni superiori dovendo invece alimentare in prevalenza la manovalanza, che maturò la sua idea di sostenere l’istituzione di una Università per il Friuli. L’ultima parte della sua vita, quella degli ultimi 25 anni, ho potuto invece seguire da vicino quasi giornalmente nella conduzione congiunta del nostro Comitato per l’Università friulana ed il mio racconto può valere come testimonianza diretta.

In Friuli, finita la seconda guerra mondiale, si cominciò a parlare di corsi universitari in Udine. Il professor Gianfranco D’Aronco dapprima, e poi la Società filologica friulana ed altri, pensavano ad una facoltà di Magistero. Più concretamente l’Ordine dei medici nel 1964, quando si presentò l’occasione di istituire una facoltà di Medicina in regione, ne auspicò la realizzazione a Udine, ove erano efficienti strutture sanitarie tra le migliori d’Italia. L’anno dopo, di fronte alla candidatura presentata anche da Trieste, gli studenti friulani scesero in piazza effettuando uno sciopero durato tre giorni con manifestazioni imponenti, ma i politici locali non raccolsero il testimone offerto e l’Università di Trieste, millantando inesistenti condizioni logistiche, ottenne nel 1966, contro ogni reale evidenza e merito, il riconoscimento ministeriale. L’opinione pubblica continuava a premere per attivare qui dei corsi universitari, tanto che per calmare le acque venne istituita ad Udine la facoltà di Lingue e letterature straniere, quale sede staccata dell’Università di Trieste. In pratica, l’ordine delle segreterie romane dei partiti era di bloccare le richieste udinesi per mantenere ogni controllo nel campo universitario di Trieste; solo di fronte a pressioni di piazza concedere il minimo indispensabile e menare il can per l’aia in attesa di far rientrare tutto nella città di San Giusto. I politici locali, salvo rare eccezioni, obbedivano ciecamente agli ordini delle segreterie contrali, evidenziando chiaramente di essere delle pedine manovrate da fuori ed impermeabili ad ogni istanza del territorio.

In questa situazione, dopo vari tentativi condotti individualmente (raccolta di firme e petizioni), Petracco ebbe la felice idea di fondare nel 1972 il Comitato per l’Università friulana per coinvolgere e coordinare un più vasto numero di persone e di enti, al fine di condizionare i politici nella «istituzione di un Centro di studi universitari organico e completo, con sede in Udine». Aderirono subito molti cittadini, quasi tutti gli ordini professionali delle province di Udine e di Pordenone, banche locali e associazioni varie. Poi si iniziò l’opera per associare anche i Comuni e le Province, ma quando gli enti locali cominciarono ad adottare delibere di adesione, i partiti tutti proibirono a sindaci e presidenti di deliberare in tal senso e iniziò l’opera di sabotaggio nei confronti del Comitato. Non si poté più contare sugli ordini e associazioni professionali, sulla Cassa di risparmio e su chiunque fosse condizionato dai partiti di governo e opposizione. Anche i giornali non diedero voce al Comitato. Si dovette quindi per anni organizzare manifestazioni pubbliche e azioni di volantinaggio soprattutto nell’Udinese e nel Pordenonese. In queste azioni Petracco dimostrò la massima concretezza, portando in manifestazioni di piazza personaggi come il professor Ardito Desio e curando anche personalmente la distribuzione di volantini nelle due province di Udine e Pordenone. Nel frattempo, stavamo seguendo la legislazione in materia universitaria per far sì che, mantenendo il principio dell’unicità di sede, i corsi distaccati da Trieste ad Udine portassero alla necessità di costituire una università autonoma. I contatti tenuti con i parlamentari Baracetti, Bressani, Castiglione, Fortuna e Santuz furono intensissimi e pressanti.

Ad un certo punto, ci eravamo resi conto che il muro eretto attorno al Comitato dai politici professionisti dell’epoca ci stava immobilizzando e prese forma nel 1975 l’idea di promuovere la raccolta di 50.000 firme di elettori, in calce ad una proposta di legge d’iniziativa popolare per l’istituzione dell’Università del Friuli. Quando ne parlammo il professor Petracco dubitava dell’esito, ben conoscendo la ritrosia dei friulani ad apporre firme davanti a pubblici ufficiali. Feci presente però che, se fossimo riusciti a concretare l’appoggio del clero, che sempre era stato favorevole all’Università, c’erano possibilità di successo, sia pure a costo di vederci impegnati in modo estremo. Con l’appoggio di monsignor Ermenegildo De Santa, di monsignor Pietro Londero e di don De Roja, la richiesta di aiuto fu accolta dal lungimirante arcivescovo Alfredo Battisti, sempre attento alle necessità del suo popolo, e con questa speranza la sottoscrizione della proposta di legge poté partire. L’organizzazione, con necessità di mezzi economici, la pubblicità, la raccolta stessa, ci videro impegnati in modo totale, e il professor Petracco, che ormai era in quiescenza, sacrificando anche le lezioni private che per lui erano economicamente preziose, si dedicò più di ogni altro nell’azione, senza risparmio di tempo, di energie e di denaro.

È noto che a raccolta di firme iniziata, intervenne il terremoto a sconvolgere il Friuli e a creare lutti e disastri. Dovemmo interrompere la raccolta delle sottoscrizioni. Ma anche qui un fatto provvidenziale venne in soccorso: la richiesta da parte dei terremotati stessi di non lasciar vanificare il lavoro fatto e di portare a compimento la raccolta delle firme. Il successo fu strepitoso e la proposta di legge fu presentata alla Camera dei deputati l’11 agosto 1976 sorretta da 125.000 sottoscrizioni autenticate da pubblici ufficiali.

Era un decisivo passo avanti, ma si sa che il nostro Parlamento non ha mai approvato una proposta di legge d’iniziativa popolare. La questione era però ormai portata al di fuori del ristretto ambito locale e finalmente i nostri parlamentari poterono inserire, sorretti dalla pressione che continuammo a fare, l’istituzione dell’Università di Udine nella legge sulla ricostruzione del Friuli.

L’Università era una realtà, ma non comprendeva tutto quanto richiesto dalla proposta di legge d’iniziativa popolare e in particolare la facoltà di Medicina. Così non potemmo e non volemmo disarmare e il Comitato, sotto la presidenza di Petracco, continuò la lotta. Dal 1972 e fino al momento della sua morte, mantenne la presidenza del Comitato e dall’inizio fino all’istituzione della facoltà di Medicina, cioé per una quindicina d’anni dedicò ogni suo pensiero, tutto il suo tempo, ogni sua risorsa all’azione del Comitato. Nel 1982 si ottenne anche l’istituzione della facoltà di Medicina, attivata poi nell’anno accademico 1986-87, dopo incessanti lotte contro la disperata, strenua resistenza degli ambienti udinesi e triestini avversi, ed anche qui l’azione di Petracco fu intelligente e senza sosta.
Il 5 gennaio 1997 ci ha lasciato, ma è stato possibile pubblicare postumo il manoscritto che aveva lasciato con il titolo La lotta per l’Università friulana, dove ha esposti i fatti di una sofferta vicenda, conclusasi però con la nascita di una creatura viva e vitale, destinata a durare nel tempo per il progresso di tutta la regione e della scienza. Egli continua a vivere in quell’istituzione felicemente realizzata e dunque ricordiamolo e seguiamo la via da lui tracciata. La sua attività è stata riconosciuta dal Ministero della pubblica istruzione con l’attribuzione di una medaglia d’oro; la facoltà di Medicina gli ha denominato un suo padiglione; il Comune di Udine ha intitolato la via della prima sede universitaria a Tarcisio Petracco.

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