IL PAPA VENUTO DAL PAESE DEGLI OROLOGI

di PAOLO MEDEOSSI Diamo ai carnici ciò che è dei carnici... La frase evangelica (riadattata) viene in mente pensando alla visita di Benedetto XVI che ieri è stato accolto da migliaia di fedeli

di PAOLO MEDEOSSI

Diamo ai carnici ciò che è dei carnici... La frase evangelica (riadattata) viene in mente pensando alla visita di Benedetto XVI che ieri è stato accolto da migliaia di fedeli friulani nella amatissima Aquileia. Alla vigilia dell'evento qualcuno è andato a verificare quanti sono stati i Pontefici giunti dal Nord Est d’Italia. Vien fuori una sfilza di veneti, oltre a un remotissimo aquileiese. Ma qui sta l’errore. Infatti un Papa che passa per essere bellunese in effetti era carnico dai capelli ai piedi, a cominciare dal cognome che faceva Cappellari. Si tratta di Gregorio XVI, vissuto fra il 1765 e il 1846, diventato cardinale nel 1825 con Leone XII ed eletto Pontefice il 2 febbraio 1831 (quindi 180 anni fa) dopo un conclave estenuante di 64 giorni. I cardinali si ritirarono nella cappella Sistina in una situazione difficilissima per la Chiesa con l'eco di focolai rivoluzionari un po' dovunque in Europa. All'inizio i favoriti erano i cardinali De Gregorio e Pacca, poi salirono le quotazioni di Macchi e Giustiniani, infine emerse il nome di Cappellari, che ottenne pure l'assenso del cancelliere austriaco Metternich, informato delle vicende nonostante la riservatezza che doveva avvolgere quelle operazioni. Così alla fine il carnico ottenne 32 voti su 41, ma ebbe poco tempo per festeggiare in quanto il giorno dopo dovette affrontare la rivoluzione che si era estesa in quattro quinti dello Stato Pontificio. Lui non perse tempo e chiese l'aiuto degli austriaci per spazzare gli insorti. Gregorio XVI non assomigliava certo al cardinale Merville, protagonista nel film Habemus Papam adesso nei cinema, nel quale Nanni Moretti racconta le paure di un uomo che non si sente di affrontare una responsabilità così grande.

Cappellari era uno deciso, coltissimo, abile diplomaticamente, come aveva dimostrato durante la bufera degli anni napoleonici. Bartolomeo Alberto (questo il suo nome) nacque il 18 settembre 1765 da genitori trasferitisi a Belluno da Pesariis, il paese degli orologi, frazione di Prato Carnico. Ultimo di cinque figli, il futuro Papa venne al mondo nel borgo di Mussoi, residenza estiva della famiglia composta dal padre Giovan Battista, notaio, e da Giulia Cesa, pure figlia di notaio. Altra caratteristica di Pesariis è appunto quella di aver dato origine a famiglie di notai oltre che a dinastie di spicco nella vita friulana. Di lì sono i Solari, il cui capostipite, secondo la leggenda che si fa romanzo, potrebbe essere stato un pirata genovese fuggito in montagna per evitare le punizioni della Serenissima, ma di Pesariis sono anche i Bruseschi, insediati in paese dal XV secolo. E a questa aristocrazia pesarina appartengono pure i Cappellari.

Bartolomeo Alberto entrò giovanissimo nell'ordine del Camaldolesi assumendo da monaco il nome di Mauro. Si distinse presto negli studi facendo parlare di sè nel 1799 con un libro contro gli innovatori, intitolato Il trionfo della Santa Sede. Di spirito reazionario, non amava certo il liberalismo, ma si battè duramente contro la schiavitù. Governò in definitiva con molta dignità una Chiesa nella tempesta per ben 15 anni ed è un atto di giustizia che i friulani lo ricordino.

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