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Così nacque la “Chiocciola”

La storia di Lignano Pineta, trasformata da palude insalubre a luogo di villeggiatura

2 minuti di lettura

di Domenico Pecile

LIGNANO

Era un’immensa distesa verde: pini e palude. Insalubre. Umida. Disabitata. I ricchi di allora la conoscevano soprattutto perchè arrivavano lì la domenica mattina per caccia alla volpe. Laggiù in fondo, a circa 6 chilometri, Sabbiadoro era già un immenso cantiere aperto prima ancora della seconda guerra mondiale. Erano stati in tanti, soprattutto facoltosi agricoltori veneti, a fiutare il business. Nessuno di loro, invece, aveva immaginato un insediamento in quella pineta sconsolata.

L’intuizione l’ebbe invece, nel 1953, Alberto Kechler che assieme a un gruppo di aristocratici e nobili (tra i soci risultano il principe di Porcia, gli Anzil, i Cargnelutti, i Bulfoni di Paludo, tanto per citarne alcuni) fondò la Lignano Pineta spa (oggi presieduta da Renzo Ardito che sostituì proprio Kechler nel 1979). Obiettivo della spa: urbanizzare quell’area selvaggia. Detto e fatto: fogne, strade, marciapedi, luce. Poi le abitazioni. Pochi mesi dopo, visto dall’alto, l’intervento di bonifica prima e di urbanizzazione poi prese le sembianze di una spirale, meglio ancora di una chiocciola, la stessa che comparve più tardi sullo stendardo di Lignano. Il progettista fu Marcello D’Olivo che s’impose in un concorso tra architetti e che era già noto per il Villaggio del fanciullo.

Quella Pineta fu a lungo definita una sorta di miracolo economico. Molte aziende artigiane, come la Fantoni, conobbero proprio lì la trasformazione industriale del loro prodotto in virtù della grande offerta di lavoro. Nel 1958 fu costruito buona parte di quello che tutti conoscono come il “Treno” che ospitò tutta una serie di uffici per servizi di base che dovevano coadiuvare gli insediamenti. Ma nell’aprile del 1954 Lignano Pineta era già stata conosciuta da Ernest Heminngway che la ribattezzò la Florida d’Europa. La spa gli regalò un lotto. Lo stesso dono fu elargito ad Alberto Sordi, nel 1958; in cambio gli fu chiesto di costruire una villa.

«La spa – spiega il presidente Renzo Ardito – dopo gli interventi di urbanizzazione si dedicò alla vendita dei lotti il cui ricavato veniva reinvestito sulla spiaggia e sui servizi». Lignano pineta cresceva giorno dopo giorno. Una crescita ordinata, logica. Ma, soprattutto, pianificata. Oggi può ospitare fino a 70-80 mila persone.

«Lignano – spiega il vicepresidente della Lignano pineta spa, Giorgio Ardito – è un gelato a tre gusti con specifiche peculiarità: Sabbiadoro, Pineta e Riviera. Queste ultime due zone del litorale hanno avuto un vantaggio e cioè che sono state prima progettate e quindi costruite, mentre Sabbiadoro ha avuto una crescita per così dire spontanea». La spa rincorreva un modello di sviluppo armonico, scevro da appetiti immobiliari che potessero deturpare l’ambiente. «Chi acquistava un lotto – precisa ancora Giorgio Ardito – non poteva costruire più di mezzo metro cubo per metro quadrato. Non solo, ma il progetto prima di approdare alla commissione edilizia comunale, doveva esser vagliato e approvato da un’apposita commissione interna voluta dalla spa. Commissione che bocciò diversi progetti prima che arrivassero all’esame definitivo del Comune». Un esempio? L’Agip aveva acquistato due lotti nella zona di via dei Pini per realizzare una stazione di rifornimento. ma la richiesta fu respinta dalla spa.

E furono anche altre le realtà private che irruppero sulla scena di Lignano Pineta come la Sil (Società imprese Lignano) cui, tra le altre cose, va il merito di avere costruito il Kursall accanto al Tenda e al Granseola, oggi luoghi simbolo di Pineta. I rapporti tra Lignano Pineta spa e la Sil non sempre furono idilliaci, poi nel tempo i rapporti furono riannodati. E sulla scena fece la sua comparsa anche il Cil (Consorzio iniziative Lignano).

Oggi la spa guidata da Ardito continua a occuparsi della concessione demaniale di spiaggia e retrospiaggia, circa 270 mila metri quadrati dei quali 90 mila di spiaggia e il rimanente tra piazze, strade e pineta. Uno dei suoi fiori all’occhiello è il Parco del mare, “incastrato” tra le vie delle Terme, raggio della Cappelonghe, dei Canestrei, viale a Mare e lungomare Kechler.

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