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In Friuli l’eredità milionaria dell’ex podestà

Il genero di Pier Arrigo Barnaba ha lasciato tutti i beni alla casa di riposo di Buja e alla donna che lo assisteva

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BUJA Muore in casa di riposo lasciando l’area di villa Barnaba al Comune e una maxi-eredità, forte di diversi milioni di euro, alla signora friulana che negli ultimi anni gli ha prestato assistenza. L’ingegnere romano Enrico Marchetti, conosciuto a Buja per essere il marito di Simonetta Barnaba, figlia del più noto Pier Arrigo, il notabile bujese ricordato, tra l’altro, come il primo paracadutista alpino della storia, si è spento lo scorso 2 novembre, a 77 anni, con in serbo un colpo di scena: un testamento olografo vergato nel gennaio 2009, appena un mese prima d’essere affiancato da un tutore nominato dal tribunale di Tolmezzo.

Nel documento, spuntato appena mercoledì, l’anziano sceglie il suo erede universale non nella cerchia dei parenti, ma tra le persone a lui più vicine in questi ultimi anni. Non quantifica l’eredità, che sembrerebbe però ammontare a diversi milioni di euro se è vero che si parla di 2,5 milioni di liquidi, oltre ad alcune prestigiose proprietà immobiliari nella capitale dove sarebbero anche custoditi preziosi gioielli decò. Ci sono poi i beni immobili a Buja: l’area della prestigiosa villa di famiglia, oltre 3 ettari di terreno con diversi corpi di fabbrica, tra cui la dimora progettata dall’architetto Provino Valle, purtroppo pesantemente segnata dal sisma. Villa.

L’erede, in questo caso, è la struttura assistenziale di Buja, cioè il Comune, che proprio durante l’ultima assemblea civica ha approvato una variante urbanistica sui terreni Barnaba apponendovi un vincolo preordinato all’esproprio per evitare che l’appetibile area, al civico 2 di via Divisione Julia, possa in futuro divenire oggetto di speculazioni edilizie. Il testamento rivoluziona lo scenario: il Comune è infatti designato quale erede dell’intera proprietà bujese, che per anni gli amministratori locali hanno tentato, infruttuosamente, di far propria. A cercare d’acquisire l’area, dopo il ’76, era stata, per prima, l’amministrazione guidata dal sindaco Gino Molinaro, che Marchetti aveva però rispedito indietro con un sonoro “no”.

La proprietà bujese l’ingegnere non voleva cederla. Sisma. Nemmeno dopo il terremoto, quando l’edificio progettato dall’architetto Valle – forse la più pregevole dimora, assieme a villa Berti in Collosomano, che si conti in tutta Buja – viene pesantemente danneggiato. Durante l’anno Marchetti e la moglie risiedono a Roma, fanno ritorno in paese solo d’estate e non potendo contare più sulla villa costruiscono nell’immenso parco una canadese (ancora oggi abitabile) che utilizzano per brevi periodi. Con la vecchiaia i due scelgono di trasferirsi definitivamente nel paese collinare e di risiedere all’interno della casa di riposo dove passano i loro ultimi anni. Tutore. Dopo la morte della moglie, Marchetti rimane solo a Buja e dall’inizio del 2009 non può più disporre del suo patrimonio. Su istanza del Comune il tribunale nomina infatti un tutore che dopo aver censito il corposo patrimonio l’ha custodito fino a oggi. Nessuno, salvo forse l’erede unica, sapeva che appena un mese prima l’ingegnere aveva affidato a un foglio di carta banca le sue ultime volontà. Testamento.

«Io sottoscritto Marchetti Enrico n atto (l’errore è sull’originale) a Roma 3 gennaio 1934 nelle piene facoltà mentali dispongo e nomino mio erede universale (…) i terreni in Buja alla casa di riposo. Questo atto annulla tutti i precedenti. Gennaio 2009. Enrico Marchetti». Non sarebbe da escludersi, ora, un’azione legale da parte dei familiari pretermessi al fine d’invalidare il testamento. Marchetti non aveva figli, ma aveva diversi “lontani” parenti, che a fronte delle disposizioni testamentarie dell’ingegnere potrebbero oggi ricorrere alla giustizia. Maura Delle Case ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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