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Mercalli e Corona: «È la fine di un mondo torniamo indietro»

Il climatologo e lo scrittore di Erto a confronto a Pordenone. «Via il superfluo e meno Suv». «Abbiamo offeso la terra».

2 minuti di lettura

PORDENONE. «L’uomo non torna indietro se non prende una legnata». Con la consueta schiettezza lo scrittore Mauro Corona è andato al cuore del problema del consumo delle risorse del pianeta nel dibattito che lo ha visto confrontarsi l’altra sera a Pordenone con il climatologo e volto tv a Che tempo che fa di Fabio Fazio, Luca Mercalli. Incontro organizzato dall’associazione Terrae acqua e moderato dal vicedirettore del Messaggero Veneto, Giuseppe Ragogna. Evento atteso visto che l’auditorium era gremito e molta gente è rimasta fuori.

A confronto due libri: Prepariamoci di Mercalli e La fine del mondo storto di Corona. La teoria e la pratica, ha riassunto Ragogna: «Il libro di Mercalli - ha esordito - è un saggio, una miniera di dati, riflessioni e la raccolta di un vissuto personale. Quello di Corona è la narrazione, il romanzo di quello che può succedere, che accadrà nel mondo storto». Un pianeta, quello immaginato dallo scrittore di Erto, dove all’improvviso finiscono le risorse naturali: «Pensavo di fare un libro provocatorio - ha detto - e mai avrei pensato che potesse diventare reale». Per i due autori ci stiamo avvicinando al punto di non ritorno: «Prepariamoci - ha sottolineato Ragogna - per non farci cogliere impreparati: i segnali ci sono. Non possiamo piú aspettarci soluzioni miracolose, anche il Cavaliere ha dovuto lasciare». Secondo Mercalli tutto era già previsto dagli anni ’70, ma si è voluto soprassedere: «Abbiamo creduto a Lucignolo - ha affermato -. Berlusconi ci ha detto che tutto il mondo era il paese dei balocchi. Ma nel libro di Pinocchio il paese durava cinque mesi, poi crescevano le orecchie di asino. Noi abbiamo superato i quattro mesi».

Cosa fare per evitare di trovarci in un mondo senza risorse? «Abbiamo dimenticato la terra - ha detto Corona -, il lavoro con le mani, il farci da mangiare. Ma per rendersi conto di questo non è necessaria la crisi, basta perdersi nel bosco». L’uomo moderno ha puntato tutto sulla tecnologia «fino a essere a servizio degli oggetti». La teoria di Mercalli coniuga passato e presente: «Non voglio guardare al Medioevo - ha chiarito -, ma avanti. Il che vuol dire coniugare conoscenza di specie e parte buona della tecnologia. Le metterei insieme per avviare un nuovo processo evolutivo. Dobbiamo sbarazzarci del superfluo che non vuol dire vivere male, ma quando sono soddisfatti bisogni primari è necessario trovare altri modi per passare il tempo». Come andare in cima a un monte per scoprire un panorama invece che scorrazzare con un Suv.

Un cambio di mentalità necessario. Mercalli è piú possibilista rispetto a Corona per evitare di sbattere contro il muro: «Dobbiamo usare gli scenari e i dati a nostra disposizione - ha detto - per provare a uscire da questo mondo storto di nostra volontà e non con legnate sulla schiena». I segnali del cambiamento arrivano anche dal clima, basta non rispondere, ha rilevato Ragogna, che la colpa è sempre degli altri. «Erto nuova - ha esemplificato Corona - è stata costruita in una valle dove si incontrano due valanghe, lí nessuno aveva costruito neppure una latrina. Quando nevicherà abbondantemente come un tempo, quelle case saranno spazzate via». Per Mercalli la causa dei disastri è «per il 45 per cento dei fenomeni naturali, per altrettanto della cementificazione e per il 10 per cento dal cambiamento climatico». La ricetta per affrontare il futuro per Mercalli è semplice: «Mantenere il cervello sempre acceso e le luci quando servono».

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