Scritte ingiuriose a Lignano Cinque mesi a un albergatore

Era accusato di essere il “mandante” di un raid notturno su 73 muri tra Sabbiadoro e Pineta Condannati anche due albanesi, considerati esecutori materiali. Nel mirino un consigliere comunale

di Alessandra Ceschia

LIGNANO

In principio furono 73 scritte ingiuriose che imbrattarono con la vernice spray edifici di Lignano Sabbiadoro e Pineta, tutte rivolte contro il consigliere comunale di Udc–Forza Lignano ed ex vicesindaco Massimo Brini. Poi arrivarono le accuse di deturpamento e imbrattamento di cose altrui e di diffamazione, dapprima formulate contro ignoti. Poi sostanziate da nomi e cognomi. Ieri la sentenza in tribunale del giudice del Roberto Pecile: 5 mesi di reclusione per Bruno Della Maria, l’albergatore 68enne lignanese, e tre mesi per i 22enni albanesi Klevin Lena e Klausen Ahmetsulaj, pena sospesa più risarcimento da definirsi in sede civile.

Era una domenica di marzo del 2008. Non una domenica qualunque, poichè era in corso “Barcamania” esposizione di richiamo per la località balneare che si accorse del raid alle prime luci del giorno. Quelle scritte che, evidentemente, avevano solo l’obiettivo di insultare il consigliere comunale, rimasero per qualche tempo orfane di padre. Finchè un sopralluogo effettuato dalla polizia municipale nello scantinato di un’abitazione non individuò delle bombolette spray compatibili con quelle scritte. Fecero presto a risalire a Klevin Lena, che proprio lì abitava. E proprio dalle successive dichiarazioni rese da Lena e del suo amico Ahmetsulay, all’autorità giudiziaria emersero i nomi degli esecutori del raid. I due dissero di aver agito per conto di Della Maria che, a loro dire, sarebbe stato il mandante e avrebbe loro promesso una decina di euro a scritta. Il movente? Una sorta di azione punitiva perchè Brini si sarebbe messo di traverso in consiglio sull’approvazione di un piano attuativo per una lottizzazione. Poi però, i due albanesi sono svaniti nel nulla, non si sono mai presentati in udienza e nemmeno i loro difensori di fiducia Daniela Lizzi e Maria Giulia Turchetto avrebbero più potuto parlare con loro, tanto che ieri, a rappresentarli in aula c’era un difensore d’ufficio, l’avvocato Mara del Bianco. Il legame fra loro e Della Maria, ha rimarcato il difensore di quest’ultimo Lara Comini dello studio legale Pascolo, si sarebbe limitato a un vecchio rapporto di lavoro con Ahmetsulaj e ad alcune telefonate che quest’ultimo, alla ricerca di una sistemazione, avrebbe fatto a Della Maria.

Da qui le richieste di assoluzione per non aver commesso il fatto avanzate dalle difese per i tre imputati. Di tutt’altro avviso la pubblica accusa, ieri rappresentata dal pm onorario Marzia Gaspardis che già aveva chiesto una pena a un mese a mezzo di reclusione per i due ragazzi e a 7 mesi per Della Maria.

Così l’avvocato di parte civile Federica Tosel che, invocando la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, ha chiesto che venissero utilizzate le dichiarazioni rese dai due giovani nei limiti della giurisprudenza europea, perchè Della Maria aveva avuto un’occasione adeguata di confrontarsi con le accuse, mentre non c’era certezza che i due imputati fossero a conoscenza del procedimento nei loro confronti e ha formulato una richiesta di risarcimento di 25 mila euro per Brini e 4 mila per il Comune di Lignano.

«Brutto epilogo di una brutta vicenda riguardante un concittadino che ha avuto un momento di eccessiva rabbia su una questione di competenza del consiglio. Ci sono altri modi per sollevare critiche» ha commentato Brini amaro.

Quanto a Della Maria, ha fatto sapere: «La sentenza mi ha sorpreso: è sconcertante che si possa venire condannati esclusivamente sulla base di una chiamata in correità da parte di un ragazzo la cui dichiarazione non è nemmeno stata confermata in dibattimento perché si è reso irreperibile. Probabilmente è già tornato in Albania. Ovviamente ho già incaricato il mio legale di presentare appello – ha aggiunto - ne attenderò l’esito con massima serenità e fiducia».

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