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Uanetto, non c’è accordo per la cessione

La cordata Marcuzzo-Fulchir-Fabbro apre alla riduzione degli esuberi ma per i sindacati non basta. Presto nuovo incontro

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CASTIONS DI STRADA. Non un solo maiale è stato macellato nel corso delle ultime due settimane e mezzo all’interno dello stabilimento Uanetto a Castions di Strada e ogni ora che passa, oltre a rendere più difficile la posizione dell’azienda, rischia di compromettere una volta per tutte la filiera regionale del maiale. Nonostante questa premessa, quasi imperativa, la trattativa sindacale che ieri ha visto nuovamente seduti attorno allo stesso tavolo parti sociali, proprietà e la cordata d’imprenditori interessata a rilevare in affitto sei delle sette aziende della “galassia” Uanetto, si è conclusa con un nulla di fatto.

L’auspicato accordo non è arrivato, ma qualche timido passo avanti è stato compiuto. A partire dai “numeri”. Se in un primo momento l’ipotesi della cordata era quella d’impiegare, in fase d’avvio, “sole” 20 persone su 51 nel macello e altrettante su 37 nei punti vendita (azienda Rz), quest’ultimo fronte ha registrato una riduzione degli eventuali “esuberi” da gestire, passati da 18 a circa 6. Numeri, questi, trapelati a margine del tavolo sindacale, ma non confermati da Luca Marcuzzo, anima della cordata assieme a Carlo Fulchir e Dino Fabbro, che ha preferito ribadire gli obiettivi dell’iniziativa imprenditoriale piuttosto che entrare nel merito della proposta, a suo dire “ancora fluida”.

Numeri a parte, Marcuzzo ha però confermato sul fronte contrattuale come sia stata archiviata l’ipotesi, inizialmente ventilata dalla cordata e subito bocciata dalle parti sociali, di una richiesta di dimissioni ai lavoratori di Uanetto quale condizione per una loro successiva e meno gravosa assunzione. Ieri, al tavolo delle trattative si sono sedute anche le sigle sindacali del commercio, presenti per affrontare il capitolo Rz, vale a dire il destino dei 7 punti vendita sui quali conta la famiglia Uanetto. «Al momento il nostro interesse – ha spiegato Marcuzzo a margine dell’incontro – è quello di salvaguardare la filiera nel più breve tempo possibile, perché c’è il rischio che siano definitivamente compromessi i rapporti con i fornitori e la rete di distribuzione». Compromissione che in parte già esiste, visto che gli allevatori come detto hanno chiuso, da alcune settimane, i rubinetti nei confronti dell’impresa di Castions non vedendo onorati i crediti maturati. E si stanno guardando intorno per stringere nuovi contratti.

La difficoltà vissuta da Uanetto è da ricondursi a una situazione di grave dissesto finanziario del gruppo di Castions, “vittima” di alcuni investimenti poco (per nulla?) remunerativi che ne hanno di fatto ingessata l’operatività causando un buco milionario. Per salvare la filiera e le imprese, la cordata Marcuzzo-Fulchir-Fabbro si propone in fase iniziale d’investire circa un milione di euro rilevando il salumificio-macello, l’azienda agricola e i punti vendita portandosi dietro lo stretto necessario in termini di dipendenti. L’imprenditore non usa giri di parole: «Quel che abbiamo chiarito oggi – afferma Marcuzzo – è che non possiamo entrare accollandoci oneri previdenziali, tfr e ratei che non sono nostri ed è su questo punto che stiamo lavorando, cercando di capire quali sono i margini di manovra». Se ne discuterà nuovamente a breve (forse già oggi) con l’ausilio di Confindustria, che nel frattempo è stata interpellata dall’azienda.

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