Gelo in aula tra il pm e l’ex maresciallo

Tolmezzo, il procuratore sente come teste l’ex comandante del Norm finito nella bufera-droga con altri due colleghi

TOLMEZZO. Da una parte il Procuratore della repubblica di Tolmezzo, Giancarlo Buonocore; dall’altra, l’ex comandante del Norm, di Tolmezzo, Demetrio Condello. Il secondo è stato uno fra i più stretti collaboratori del magistrato in molte inchieste condotte dalla procura tolmezzina. Poi, lo sfregio dell’ex carabiniere. Uno sfregio imprevedibile. Doloroso. Impensabile.

Ma anche un micidiale graffio alle istituzioni e all’opinione pubblica. Una vicenda, quella, conclusasi con il patteggiamento dell’ex comandante del Norm: quattro anni di reclusione, 18 mila euro di multa e, come pena accessoria, la rimozione, che comportava anche il fatto di essere degradato da luogotenente a fante.

Una condanna legata a una complessa vicenda di droga. Condello consegnava stupefacente a un proprio confidente, ricavandone una sorta di secondo “stipendio”. Si trattava di sostanze che i carabinieri sequestravano in diverse operazioni antidroga, in prevalenza nell’ambito del Sunsplash Rototom al parco del Rivellino di Osoppo.

Ieri mattina, l’ex sott’ufficiale del Norm si è presentato come teste per una piccola costa della più ampia inchiesta che lo ha visto patteggiare. Alla sbarra c’erano il brigadiere Silvestro Gianblanco e il maresciallo Ignazio Tidona, rispettivamente difesi dagli avvocati Conte e Scalettaris. Parte civile della presunta vittima dell’induzione alla calunnia, l’avvocato Alberto Tedeschi.

Durante l’udienza di ieri il Pm e il suo ex collaboratore non hanno mai incrociato gli sguardi. Neppure quando Buonocore gli ha rivolto delle domande in relazione al ruolo avuto nella vicenda contestata ai colleghi, accusati di concussione, calunnia e falso.

Dentro la sala dell’udienza del Tribunale di Tolmezzo si respirava uno strano clima. Erano presenti anche altri uomini dell’Arma e della polizia giudiziaria. C’era anche uno dei poliziotti che ha effettuato materialmente l’arresto del Condello. «No commenta – non credo che nutra rancori nei confronti di chi lo ha arrestato. Del resto, sa perfettamente che abbiamo adempiuto al compito richiesto dal ruolo che ricopriamo».

Buonocore e Condello non si vedevano da tempo. Probabilmente ieri è stata la prima volta che si sono incrociati dopo la condanna dell’ex carabiniere. La vicenda giudiziaria – atti processuali, arringhe di accusa e difesa, faldoni, l’intera storia che ancora si sta srotolando – è nota, come è noto la ferita che ha provocato dentro e fuori le istituzioni.

La vicenda umana, invece, quella di un magistrato probo che per anni ha lavorato gomito a gomito con chi poi ha tradito lui e la mission per la quale entrambi si trovavano impegnati sia pure su fronti diversi, difficilmente avrà testimonianze, ricordi scritti, stralci, impressioni. Dell’udienza di ieri rimane anche un risvolto umano che pochi potranno e sapranno raccontare.

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