Il delitto di Udine, le indagini: l’orrore, poi 6 ore per tornare a casa

Garbino dopo l’omicidio è stremato e fa fatica a respirare Sta nell’erba per 2 ore. Quindi a piedi lungo la Tangenziale

UDINE. L’agguato, la furia omicida, la fuga a piedi, l’affanno, lo smarrimento e, infine, il lungo cammino fino a casa, a Zugliano. Nicola Garbino vaga per ore nei campi tra Plaino e Colugna. Alle 12 di martedì 17 settembre, dopo aver perlustrato la zona in precedenza, si sistema su un masso in mezzo a un campo di mais (in linea d’aria è in corrispondenza del concessionario mai aperto che si affaccia sulla tangenziale). Da quel punto domina buona parte dell’Ippovia del Cormor.

Resta lì per oltre un’ora. Poi vede una ragazza minuta che corre da sola e ha un cellulare in mano per ascoltare la musica. Quella ragazza - la povera Silvia - sarà la sua preda perchè dietro a lei non c’è nessuno e davanti, a una buona distanza, c’è un uomo che corre veloce ed esce ben presto dal campo visivo. Di lì a poco sarebbe passata anche un’altra donna, una 39enne di Colugna che diventerà una testimone per gli investigatori. La donna, dopo aver saputo dell’omicidio e dopo essere rabbrividita all’idea che probabilmente gli occhi di Garbino si erano posati anche su di lei, dichiarerà d’aver sentito qualcuno muoversi tra le pannocchie.

Garbino scatta per raggiungere la podista e aggredirla in un punto ben preciso, all’altezza di una curva costeggiata da un boschetto, dopo una sorta di biforcazione che porta al campo volo di aeromodellismo. Prima il trentaseienne rimane tra i campi, poi sbuca sulla pista e si mette a correre assumendo l’atteggiamento di uno che fa jogging. Mentre procede si tira su il cappuccio della felpa, sopra al cappellino che già indossava. Dalla tasca dei pantaloni tira fuori i guanti e li infila. Un istante dopo fa scivolare il coltellaccio fuori dalla manica della tuta e lo brandisce. Aveva già individuato con precisione l’albero al quale avrebbe legato la giovane per poi indurla a chiedere un riscatto a un parente con il suo stesso cellulare.

E’ allora che Silvia, che pure stava ascoltando musica, avverte la presenza di una persona. Si gira, perchè non pensava di avere nessuno dietro. I suoi occhi rimangono sbarrati, il terrore gli di dipinge in volto e le pietrifica le gambe. Invece di scappare, la ragazza grida forte. Così facendo “spaventa” lo stesso aggressore. Ed è la sua fine.

Dopo l’omicidio Garbino corre per mezz’ora. Ed arriva stremato a una collinetta erbosa che si trova a ridosso di un capannone di Plaino. Lì si stende e rimane a riposare per due ore. Successivamente, lascia abiti sporchi e coltello nel campo e si rimette in cammino, di nuovo verso l’ippovia.

Sono quasi le 17, quando incontra la municipale. Era disorientato e non sapeva come tornare verso Udine visto che anche l’ippovia era sbarrata dalle transenne. Non riuscendo a ottenere un passaggio dagli agenti, l’uomo percorre tutta la tangenziale, fino a raggiungere il parcheggio dello stadio. A quel punto si orienta, imbocca via dello Sport, via Marzuttini e arriva al cimitero. Arriva a casa alle 20.30, va nella sua camera e non dice nulla ai familiari di quanto è successo.

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