A rischio il Campanile di Val Montanaia FOTO

Monitoraggio dei geologi sul simbolo del Parco delle Dolomiti friulane

CIMOLAIS. È un monitoraggio discreto, fatto di rilevazioni aeree e di sopralluoghi in varie stagioni dell’anno: il “paziente” eccellente che da anni è sotto stretta sorveglianza altro non è che il Campanile di Val Montanaia, il simbolo del Parco naturale delle Dolomiti friulane. Il perché dello studio è legato alle condizioni di stabilità del celebre monolite di Cimolais.

Secoli di intemperie e di terremoti hanno scavato la roccia sino a darle l’attuale forma. Ma l’evoluzione prosegue e anche piccole scosse telluriche come quelle di giovedì possono far staccare importanti porzioni di granito. Di qui la necessità di approfondire gli accertamenti per la sicurezza degli escursionisti ma anche per semplici esigenze scientifiche.

Le Dolomiti sono infatti uniche nel loro genere e presentano peculiarità anche nella velocità con cui si sgretolano (nel gruppo del Sorapis, nel Bellunese, da settimane si susseguono crolli di imponenti massicciate).

I geologi sono convinti che il Campanile subirà ulteriori dissesti di qui ai prossimi anni, con distacchi di materiale più o meno vasti. L’unico dubbio è la tempistica, anche se è evidente che un periodo di intensa attività sismica come quello attuale non può non incidere sulla rapidità dell’intero processo.

Anche ad occhio nudo sul Campanile si notano zone con accumuli di pietrame instabile. Una situazione del tutto analoga è quella del monte Toc, sopra Erto e Casso. Il rilievo che è scivolato nel lago del Vajont provocando l’omonimo disastro è soggetto tutt’oggi a frane e smottamenti, il più ampio dei quali si è verificato nell’aprile del 2009.

Intere fette di terreno boscato cedono a valle e il fenomeno è strettamente correlato ai movimenti tellurici e al disgelo (anche qui sono in corso indagini geologiche a scopi scientifici). Tornando al caso di Val Montanaia, ad aggravare la situazione ci pensano quelli che lo scultore ertano Mauro Corona chiama »gli alpinisti della domenica».

Gli scalatori improvvisati sono soliti indebolire la roccia con chiodi che entrano in profondità nella parete, a volte utilizzando anche dei mini trapani e martelletti a batteria. A quel punto la risalita si rivela certamente più sicura ma nel complesso la facciata del monolite si va a man mano indebolendo. Tanto che condotte di questo genere vengono duramente condannate dal Club alpinistico italiano e dalle maggiori associazioni naturalistiche. (f.fi.)

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