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Il M5S del Fvg: Battista lasci il Senato

A maggioranza chieste le dimissioni del parlamentare espulso. Vana la difesa del deputato Rizzetto: scelta che rispetto

2 minuti di lettura

GRADISCA D'ISONZO. Hanno provato a difendere l’ormai ex collega a cinque stelle Lorenzo Battista da Trieste. I deputati Walter Rizzetto e Aris Prodani hanno spalleggiato con tenacia l’impegno e le capacità di Battista, anche sentendosi gridare dalla platea: «Vai a casa anche tu». Non c’è stato nulla da fare. L’assemblea regionale del M5S ieri ha votato una mozione di sfiducia verso l’ex pentastellato e la richiesta che si dimetta in modo irrevocabile dal Senato, per far spazio al primo dei non eletti in Fvg per palazzo Madama, il veneto Rinaldo Verardo.

Un voto cui un centinaio di attivisti del Movimento è arrivato dopo un pomeriggio di lavoro sui temi regionali, ma soprattutto dopo una discussione dura, incandescente, scandita dalle diverse posizioni di chi ritiene che le espulsioni siano state un autogol e di chi invece porta avanti la linea dell’intransigenza. Hanno vinto gli inflessibili: fuori chi non rispetta le decisioni di Beppe Grillo e della “rete”.

Con 32 sì (compresa l’unanimità dei cinque consiglieri regionali del M5S), sette contrari e nove astenuti, così sia. Resta da capire quanto possa valere oggi la mozione, oggi che Battista non fa più parte del M5S. Per alcuni, tra cui Rizzetto, poco. Per altri molto, visto che il senatore triestino aveva detto che se la “base” a cinque stelle glielo avesse chiesto, lui si sarebbe dimesso. Si vedrà.

Rizzetto a fine assemblea è deluso. Fa sapere che è andata peggio di quanto si aspettasse. Ma non ha intenzione di lasciare il Movimento, nonostante lui consideri ancora Battista una risorsa per il Senato mentre gli attivisti del Fvg chiedono che il triestino lasci palazzo Madama. «No, non sento il voto dell’assemblea come una sfiducia anche nei miei confronti.

Ci sono state – racconta Rizzetto – diverse persone che mi hanno abbracciato quando sono arrivato in assemblea e quando me ne sono andato. Ritengo di avere la fiducia di una buona parte della nostra “base”, credo negli ideali del M5S e nutro una notevole fiducia nei Meetup (i gruppi di attivisti a cinque stelle). Nella vicenda che ha portato all’espulsione dei quattro senatori ho sempre detto che ci sono dei passaggi che non mi sono piaciuti e continuo a dirlo. Ho ascoltato posizioni dure che non condivido, ma rispetto. È questo è il sale della democrazia. E per quanto mi riguarda – conclude il deputato friulano – continuo con entusiasmo a lottare per il Movimento e lotterò fino allo stremo delle forze».

La mozione di sfiducia verso Battista è stata firmata da 24 attivisti (il primo è l’udinese Gaddo De Anna), ma la richiesta di dimissioni è stato solo l’ultimo atto della giornata pentastellata. Durante la discussione la voce più forte è stata quella di una sfiducia verso Battista che nasce da lontano. Dal fatto, ad esempio, che «Lorenzo non si è mai visto nelle assemblee e negli incontri dei Meetup, non si è mai confrontato con la “base” del Movimento», dice la capogruppo in Consiglio regionale, Elena Bianchi.

Tra toni accesi e grillini che cercavano di placare gli animi, sono venute fuori anche tutte le divisioni del M5S. Perché il Meetup di Udine non è riuscito a trovare una decisione comune, quello di Pordenone ha preso atto delle espulsioni, quello di Gorizia si è spaccato e quello di Trieste ha votato per ottenere le dimissioni di Battista dal Senato. «Un centinaio di persone ha rinunciato a una domenica pomeriggio per venire qui e lavorare alle proposte del M5S e confrontarsi. Questo è il Movimento», sintetizza Bianchi. Se la mozione avrà effetti o no, sarà la prossima battaglia a cinque stelle.

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