Don Ciotti: la Costituzione è il primo testo anti-mafia

“Vicino/lontano”: “Il piacere della legalità” progetto volto alla formazione dei giovani «Le morti dei migranti sono la nostra vergogna»

«La nostra Costituzione è il primo vero testo anti-mafia. Se fosse applicata, non saremo qui a parlare di camorra, Cosa Nostra e ‘ndrangheta. La Costituzione non deve essere cambiata, ma applicata». Il fondatore del Gruppo Abele e di Libera, don Luigi Ciotti, apre la seconda parte di una giornata, che per molti presenti resterà indimenticabile, con parole che sono un grido di giustizia, un richiamo alla coerenza e alla corresponsabilità. Il suo intervento, di quasi due ore, è il suggello di un percorso compiuto, grazie a vicino/lontano, dagli allievi degli istituti superiori udinesi. Un progetto ampio, Il piacere della legalità, che coinvolge, oltre a studenti e a insegnanti, gli operatori delle Case Circondariali di Udine e Tolmezzo, con l’Ufficio Esecuzione Penale Esterna, la magistratura di sorveglianza, il Centro Balducci, il Dipartimento dipendenze ASS4, la Cooperativa Hudolin, l’Università di Udine, la Redazione-ragazzi del Messaggero Veneto, le Associazioni “Libera, contro le mafie”, Aracon, La Bottega del Mondo, Genitori Comunità Educante, La Voce delle Fiabe, la Scuola Sperimentale dell’Attore di Pordenone. Un progetto che invita i giovani a misurarsi con un tema ineludibile, la costruzione dell’identità.

Dopo il saluto del sindaco, Furio Honsell, e il canto intonato dal coro Valussi (i Tambours di Topolò siglano invece la giornata), si alternano sul palco, stamane, 16 maggio, in San Francesco, centinaia di giovani capaci di riflettere compiutamente sul tema proposto e di portare testimonianze video, canti, musiche, manufatti, testi drammaturgici, in cui risulta chiaro che, senza norme, nessuna vita di gruppo è possibile e che, solo nell’ambito definito dalle regole sociali, è anche possibile progettare la piena realizzazione di sé. Importante il contributo offerto da Davide Borsani, vent’anni, il più giovane presidente di Organismo Antimafia. Toccante la testimonianza di Salvatore Inguì, del Dipartimento Giustizia Minorile di Palermo, accompagnato da due giovani che raccontano la loro esperienza carceraria. «Non esistono persone buone o cattive – dice Inguì –, quello che ci identifica è la scelta. Noi siamo ciò che facciamo e possiamo scegliere cosa essere».

E sul tema della scelta a lungo, poi, argomenta don Ciotti, sollecitato dalle domande di don Pierluigi Di Piazza, animatore del Centro Balducci, che lo presenta come un «amico, un testimone del Vangelo e della Costituzione». «Scegliete di approfondire la conoscenza – afferma don Ciotti rivolgendosi agli studenti –. Oggi, fin dai primi momenti di questa vostra giornata, ho percepito che il percorso che vi ha condotti qui lo avete costruito insieme. È il “noi” che vince». Poi l’affondo sul dramma quotidiano degli sbarchi. «Papa Francesco, all’inizio del suo pontificato, è andato a Lampedusa. Suo padre, come molti vostri nonni, era un emigrante. Aveva i biglietti per partire con la nave Mafalda. Due giorni prima si ammalò e non è partì. La nave affondò e tutti coloro che vi erano imbarcati morirono. Due milioni di persone nei prossimi decenni lasceranno le loro terre. Serve una politica mondiale seria. Le morti dei migranti sono la vergogna del mondo e i naufraghi ci devono ricordare il naufragio delle nostre coscienze».

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