«Da 14 anni vivo sola e felice nei boschi»

La straordinaria esperienza di Claudia, 47enne, ritiratasi sui monti sopra Faedis: non usa denaro e si sposta solo a piedi

FAEDIS. Claudia ha un bel sorriso aperto, un modo di fare cordiale, una cultura vasta, una mente brillante e acuta: una conversazione con lei non si dimentica e non solo per la sua esperienza di vita unica. Ha 47 anni e da 14, infatti, non fa uso di denaro, non ha riscaldamento, telefono o corrente elettrica, non utilizza mezzi di locomozione se non le sue gambe, vive nei boschi tra Valle e Canebola immersa nella natura.

«Volevo vedere - ci spiega - come sarebbe diventata la mia vita senza far uso di denaro e oggi sono felice. Da 14 anni non faccio la spesa: è stata una rinuncia non da poco, ma il luogo in cui acquisto è diventato il bosco. Mi sposto a piedi, si penserebbe che questo significhi muoversi poco: inizialmente percorrere queste distanze mi era pesante, ma erano prove che mi sono sforzata di superare e oggi ho un’amica che abita a 45 minuti di cammino, in discesa, e la considero la mia “vicina di casa”. Padroneggio gli spazi in modo diverso. Gli affetti non sono più vissuti a livello quotidiano, ma sono più intensi e mirati, perché ho il tempo di prepararmi agli incontri e quindi di meditare su quello che ho da dire alle persone. Una conquista grossa per me è stata il tempo: non mi sento più “portata via” dal tempo, ma sento di averlo come alleato, come strumento di comprensione e di qualità nelle relazioni».

Claudia si nutre quasi del tutto delle cose che raccoglie, integrandole ad esempio col pane vecchio grattugiato che usa in diverse pietanze, come le zuppe. Nella sua dieta ci sono castagne, pannocchie e frutti che Claudia ricerca però solo dopo il raccolto del contadino, senza cogliere mai dall’albero e chiedendo sempre il permesso, quando possibile. Vegetariana da ben 30 anni, apprezza yogurt o formaggi che le vengono offerti nelle malghe slovene.

«Oggi sono molto più in salute di prima - ci spiega ancora -. Non mi scaldo, se non per il tempo delle bolliture, ma mi vesto molto». La sua “capanna”, come la definisce, è lontana da sentieri, strade e comodità, però è vicina a un ruscello necessario per lavarsi, per i panni e anche per berne l’acqua, bollita. Per la luce usa candele fatte coi resti di quelle vecchie, gli stoppini sono fili di canapa da stuoie.

«Non ho mai avuto il telefonino - ci racconta ancora Claudia -, ho sempre incontrato le persone giuste al momento giusto. Scrivo tanto, ad esempio a mia madre, e mi sforzo di mantenere una scrittura chiara e ordinata perché è espressione della persona. Non ho niente contro la tecnologia, ma riconosco che talvolta per essere funzionale diventa impersonale».

«Lo stile di vita urbano tradizionale - continua - ci porta stimoli eccessivi, non riusciamo ad afferrare il centro di noi stessi. Vedendo la nostra civiltà dall’esterno, ne vedo però anche i pregi, enormi. Penso che da un lato la tecnologia debba procedere, ma che dall’altro la componente “memoria”, il bosco che ci ha nutrito e curato, non vada dimenticata».

L’ultimo aneddoto di Claudia è di quelli che fanno riflettere a lungo: «Non mi sento povera - ci racconta ancora - e se ogni tanto qualche bimbo dice “Ecco, arriva la signora povera”, io rispondo “Non sono io che sono povera, siete voi che siete ricchi”».

 

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