Fondazione Crup: ecco il welfare solidale

«Da risarcitorio a partecipativo». Ecco come il welfare deve adeguarsi alla quotidianità secondo il presidente della Fondazione Crup, Lionello D’Agostini

UDINE. «Da risarcitorio a partecipativo». Ecco come il welfare deve adeguarsi alla quotidianità secondo il presidente della Fondazione Crup, Lionello D’Agostini. Insomma, da un’assistenza di Stato a un «welfare di comunità», dal titolo del workshop che l’ente erede dei Monti di Pietà e della Cassa di Risparmio organizza insieme all’università di Udine questo pomeriggio alle 17 in via Gemona, nella cornice del palazzo di Toppo Wassermann.

«Non abbiamo soluzioni preconfezionate – precisa il presidente D’Agostini –, intendiamo proporre una riflessione perché il percorso è lungo e significa anche cambiamento di mentalità. Siamo infatti abituati a una forma di welfare di tipo risarcitorio, ma oggi più che mai dobbiamo trasformare questo approccio dal punto di vista culturale, perché l’obiettivo è la partecipazione. Puntiamo a coinvolgere tutte le realtà e le potenzialità interessate in un processo di riaggregazione del tessuto sociale. È una sfida». Una sfida che guarda alla vita rurale della prima metà del Novecento, «quando tutti erano pronti a mettere in campo le proprie potenzialità per dare una mano agli altri», ricorda il presidente della Fondazione.

Valori cardine della società del welfare comunitario sono «solidarietà, reciprocità e bene comune», sottolinea D’Agostini. «Vengo da una società contadina – aggiunge – e ricordo benissimo nei nostri paesi che, senza richiesta, ogni famiglia aiutava il vicino e viceversa. Un’attitudine che si è un po’ smarrita e riporta immediatamente al tema della coesione sociale che ha come contrappasso l’esclusione di chi non è più funzionale. Un processo mentale che dobbiamo riprendere e ribaltare perché oggi lo Stato e l’ente pubblico non sono più in grado di assistere in modo efficace tutti e quindi viene a mancare la rete di sostegno».

Ecco perché la Fondazione si propone come hub per «riallacciare i rapporti fra le diverse associazioni di volontariato e le associazioni no profit. Puntiamo anche a scuotere gli individui – assicura D’Agostini – in modo da rafforzare le reti che abbiamo sul territorio integrando le risorse pubbliche, sempre più calanti, con quelle individuali. Penso ai donatori di sangue e agli alpini, per citare due esempi, sono risorse preziosissime per la nostra terra, ma vanno riorganizzate perché sebbene siano organizzate benissimo, si tratta pur sempre di iniziative molto individuali. Mentre la contingenza ha bisogno che tutte le risorse siano messe in comune».

Ma scendendo nello specifico, cosa si intende per welfare di comunità? «È un sistema a cavallo tra privato e collettivo – spiega il numero uno della Fondazione – basato su solidarietà di tipo territoriale che ha come principali protagonisti associazioni di volontariato, enti religiosi, cooperative sociali, associazioni di categoria, fondazioni di origine bancaria, ma anche comunitarie, di impresa e di famiglia, che operano e svolgono la propria attività in collaborazione con gli enti pubblici e privati, per concorrere a rendere migliore il clima sociale».

Questo pomeriggio, dopo l’apertura dei lavori affidata al presidente della Fondazione e i saluti del prorettore dell’ateneo friulano Angelo Vianello, interverranno Roberto Masiero, docente dell’Istituto universitario di architettura di Venezia (Welfare e biopolitica) e l’economista Fulvio Mattioni (Il Welfare del Friuli Venezia Giulia: meno risorse pubbliche e più sussidiarietà). Seguiranno altri interventi e il dibattito. L’evento potrà essere seguito in diretta streaming.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Focaccia integrale alla farina di lenticchie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi