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Sfalci, primo passo verso la normalizzazione

Tolto l’obbligo delle firme dei proprietari dei terreni che vengono lavorati. Gli agricoltori di montagna chiedono di riaprire i bandi per i contributi regionali

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ZUGLIO. Primo passo per rendere gli sfalci meno complicati per gli agricoltori di montagna: lunedì è stato approvato dal Senato un emendamento in sede di conversione del decreto legge “campo libero” che toglie agli agricoltori l’obbligo (introdotto col 2014) di presentare le firme di tutti i proprietari dei terreni agricoli montani sfalciati, se questi terreni sono contraddistinti da particelle fondiarie di estensione inferiore a 5.000 metri quadrati.

Ora la palla passa alla Camera, per convertirlo in legge. Lo ha comunicato, ieri, Marco Malison di Coldiretti a una trentina di agricoltori carnici che erano stati convocati a Zuglio da Gianpietro Tomat (presenti anche il sindaco di Zuglio, l’associazione allevatori e la Comunità montana), anch’egli agricoltore messo in ginocchio dalla richiesta di presentare, per ottenere le relative indennità, dal 2014 le firme di tutti i proprietari dei fondi che sfalcia.

Nel suo caso su 20 ettari i proprietari sono 400 e molti vivono all’estero. Lo stesso accade agli altri agricoltori. Tomat a inizio giugno aveva denunciato il problema dalle pagine del Messaggero Veneto, poi aveva scritto all’assessore regionale Sergio Bolzonello.

Ieri ai suoi colleghi ha letto la risposta ricevuta, in cui si illustra la proposta dell’assessore a livello nazionale, approvata il 12 giugno dalla conferenza Stato-regioni e ora in Parlamento. Bolzonello ha chiesto di essere informato di eventuali proposte scaturite dalla riunione di ieri tra gli agricoltori carnici che stanno stilando un documento ad hoc.

Tomat considera positiva l’approvazione da parte del Senato dell’emendamento, ma chiede che in prospettiva la Regione valuti l’opportunità di riaprire i bandi per le indennità 2014. La stalla di Tomat ora è vuota perché le mucche sono in malga, ma egli afferma di non sapere se gli convenga farle rientrare in autunno o venderle.

Alla riunione era presente anche Mario Candido: ha venduto a malincuore le sue mucche due mesi fa, era l’ultimo a Rigolato ad averne. Se in Carnia nel 1976 c’erano 30 mila mucche, oggi non sono neanche 2.500. Vari agricoltori ieri hanno difeso la dignità di un lavoro troppo ostacolato dalla burocrazia.

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