Poliziotto salva un bimbo di 18 mesi

Il piccolo era scivolato nella roggia durante la sagra di Vidulis. Un assistente capo della polstrada di Spilimbergo s’è buttato in acqua e l’ha tirato su

DIGNANO AL TAGLIAMENTO. Poteva morire annegato, a soli 18 mesi, dopo essere scivolato nelle acque della roggia dei mulini, a Vidulis di Dignano. Ma la sorte ha voluto che un assistente capo della Polstrada di Spilimbergo - Giovanni Cancian - passasse in quel momento nelle vicinanze del luogo in cui si stava per consumare la tragedia e traesse il piccolo in salvo, sotto gli occhi del nonno e del fratellino maggiore.

La mattinata di lunedì rimarrà indelebile, nella memoria di quanti hanno vissuto quegli attimi di panico: dal nonno, che stava per perdere il nipotino nelle acque della roggia, al fratellino, che, per lo spavento, dal momento dell’incidente si è chiuso nel silenzio, al poliziotto che ha salvato la vita del piccolo.

Tutto è accaduto per caso: il destino, si sa, è così. Il nonno era uscito assieme ai due nipotini per una passeggiata. Il poliziotto, invece, stava viaggiando in auto nelle vicinanze della roggia, per raggiungere l’area dei festeggiamenti che sino al 3 agosto ospita la tradizionale sagra di Vidulis. Intorno alle 12, le loro vite si sono incrociate. L’attenzione del poliziotto è stata attirata da un anziano che gesticolava lungo la strada: ha quindi deciso di fermare l’auto, per capire cosa stesse accadendo. Un bambino era caduto in acqua: questo gli è stato riferito per sommi capi dall’uomo.

Da lì è iniziata la corsa contro il tempo. Da lontano si vedeva solamente qualcosa che galleggiava. «E’ caduto, è caduto»: queste le uniche parole pronunciate dal nonno, in preda al panico e in stato confusionale. Il poliziotto si è buttato in acqua, ha proceduto a piedi, per fare più veloce, in direzione del bimbo, che la corrente aveva trascinato un centinaio di metri più avanti dal luogo della caduta, in un punto in cui le acque sfiorano il metro e mezzo di profondità. Avvicinatosi, lo ha preso tra le braccia. Gli occhi del piccolo erano spalancati e sbarrati: sul faccino si leggeva il terrore. Il suo cuore batteva: questo l’importante. L’assistente della Polstrada lo ha subito tirato fuori da quella che poteva rivelarsi una trappola mortale. Una volta tratto in salvo, lo ha adagiato sulla strada. Ora era al sicuro: il piccolo lo ha capito e si è abbandonato a un pianto liberatorio. Accanto a lui, il nonno e il fratellino, che non riuscivano a credere a quel miracolo che il poliziotto aveva appena compiuto. Il bimbo è stato quindi trasportato, senza l’intervento di mezzi di soccorso, all’ospedale di San Daniele, in via precauzionale. Il nonno, come è comprensibile, è ancora sconvolto per l’accaduto. Cosa sia successo è difficile da ricostruire, perché il panico che si scatena in simili circostanze annebbia i ricordi e non consente una ricostruzione lucida. E poi, come succede con i bambini, tutto è accaduto in una frazione di secondo. Certo è che quella scivolata nelle acque della roggia poteva trasformare una tranquilla mattinata d’estate in tragedia.

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