Crac Fadalti: in 21 a giudizio, processo il 6 febbraio 2015

Tra gli imputati manager, avvocati e commercialisti. Accuse dalla bancarotta semplice alla fraudolenta, dal ricorso abusivo al credito all’Iva evasa

PORDENONE. Sono stati tutti rinviati a giudizio dal gup Roberta Bolzoni, con processo fissato per il 6 febbraio 2015, i 21 imputati nell’ambito del processo per il crac Fadalti.

Sono Alvise Faotto, 64 anni, di Sacile, amministratore delegato della spa fino al 30 giugno 2009; il presidente del cda, Piero Fadalti, sacilese di 58 anni; la vice, Luisa Fadalti, 64 anni, di Sacile; la consigliere sacilese Emanuela Fadalti, 67 anni; il consigliere Gabriele Verardo, 68 anni, di Brugnera; Franco Biasutti, 56 anni, di Palazzolo dello Stella, espresso da Friulia spa; l’allora amministratore delegato della spa regionale Federico Marescotti, 57 anni, di Milano; il responsabile investimenti Alessandro Mulas, 54 anni, di Trieste; Gianni Tulisso, 68 anni, di Udine, all’epoca sindaco effettivo; il liquidatore del Gruppo Fadalti, Giorgio Ghezzi, 53 anni, di Bergamo, l’avvocato pordenonese Dimitri Guarino, 46 anni, componente del cda, l’ex presidente del cda Pietro Codognato Perissinotto, 68 anni, di Silea, Claudio e Carlo Borea, 58 e 60 anni, di Sanremo, che entrarono nel board della spa tra il 2009 e il 2010 quando tentarono il salvataggio; Domenico Porcaro, pordenonese di 77 anni, Ivonne De Conto, 73 anni, di Sacile, Sandro Benvenuti, 57 anni, di Trieste (il primo presidente del collegio sindacale, gli altri due sindaci effettivi), l’ad Giancarlo Francesco Puppo, 69 anni, di Genova, la commercialista Anna Grava, 50 anni, di Pordenone, Claudio Tatozzi, 44 anni, di Milano, Giuseppe Cassinis, 48 anni, di Milano, tutti amministratori o sindaci per limitati periodi.

Piero, Luisa ed Emanuela Fadalti, Faotto, Verardo, Biasutti, Porcaro, De Conto e Benvenuti, amministratori e sindaci fino al 30 giugno 2009, a vario titolo sono accusati di avere concorso ad aggravare il dissesto finanziario della Fadalti, celando le difficoltà finanziarie, l’avvenuto azzeramento del capitale sociale e la necessità di provvedere alla ricapitalizzazione, consentendo un ulteriore accesso al credito bancario, senza adottare piani di risanamento.

Solo gli amministratori sono accusati di avere compiuto operazioni «imprudenti» per ritardare il fallimento. Il secondo filone di indagine riguarda il salvataggio tentato dal gruppo Borea, e coinvolge Ghezzi, Codognato, Tatozzi e Guarino, a vario titolo, oltre ad alcuni precedenti amministratori. L’operazione avrebbe aggravato il dissesto di Fadalti spa proseguendo l’omissione del versamento Iva e sottoscrivendo un accordo con il Gruppo Borea per il pagamento preferenziale del loro credito e delle banche, sceso in sei mesi da 41 a 27 milioni.

Fadalti era stata dichiarata insolvente il 9 dicembre 2010 e successivamente rilevata da un imprenditore friulano. Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, vanno dalla bancarotta semplice alla fraudolenta, dal ricorso abusivo al credito all’evasione dell’Iva.

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