Valcellina, «troppo tardi per ripopolarla»

Barcis, don Pasut ricorda ai politici attuali il naufragio del progetto Samonà, costato 5 miliardi di lire

BARCIS. Cinque miliardi di lire degli anni Sessanta spesi per evitare le esondazioni del Varma e collegare Maniago a Longarone via galleria. Il progetto Samonà, pur finanziato, non decollò mai e a distanza di quasi 50 anni la viabilità della Valcellina continua ad essere in balia delle piene del torrente Cellina. A rispolverare la vicenda dell’incartamento dell’ingegner Samonà è don Matteo Pasut, per lungo tempo parroco a Erto, Claut e Andreis. «Durante i lavori di ricostruzione dei paesi distrutti dall’onda del 9 ottobre 1963 si pensò di ammodernare la statale 251 – racconta il sacerdote –. L’opera permetteva un rapido collegamento con la pianura pordenonese e si snodava all’interno di tunnel che avrebbero scongiurato il rischio di frane e piene. La legge Vajont reperì le risorse, ma tutto si arenò e la 251 rimase quella di un tempo. Perché? Sicuramente ci mise lo zampino la politica, visto che Samonà era socialista mentre in Valcellina imperava la Dc».

«Il Comune di Barcis si oppose per timore di essere tagliato fuori dalla grande arteria e oggi fa sorridere sentir parlare di nuovi progetti di gallerie per bypassare l’abitato – continua don Pasut recuperando documenti dai propri archivi –. Poi intervenne il sindaco di Maniago e consigliere regionale della Dc, Mario Rigutto, che stoppò il progetto: per lui, una super strada avrebbe disincentivato la gente di Erto e Casso dal trasferirsi nel nuovo paese di Vajont. Lino Zanussi stava già costruendo la Rex a Maniago e una situazione del genere avrebbe compromesso investimenti da miliardi per l’indotto locale».

«Ormai nessuno metterà più soldi per una porzione di montagna abbandonata a se stessa. Il bello è – conclude – che vennero spesi 5 miliardi di lire. Forse più di qualcuno, che oggi protesta, dovrebbe ripensare a quei fatti e alle proprie responsabilità in merito ai blocchi della 251 per le esondazioni del Varma». Don Pasut è autore di numerose ricerche storiche e di svariati libri, compreso un documentato saggio su don Giusto Pancino, parroco in Val Vajont e confessore personale di Mussolini. (f.fi.)

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