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Il governo: il Cie di Gradisca non riapre

Preoccupazione (e non soddisfazione) in città, perché potrebbe essere utilizzato come centro di accoglienza

2 minuti di lettura

GRADISCA. Il Cie di Gradisca non riaprirà. Non si contano le volte in cui negli ultimi anni il territorio isontino, la sua gente, i suoi amministratori hanno sognato di sentire questa affermazione. Ebbene, il Cie non riaprirà: a confermarlo è il governo stesso. Ma la politica, si sa, è fatta di sfumature.

E questa affermazione in realtà ne potrebbe celare un’altra, come in una matrioska. Va tradotta, esplicitata, interpretata. Il Cie di Gradisca non riaprirà come Cie, ovvero non sarà più una struttura di detenzione amministrativa per immigrati irregolari. Ma all’occorrenza - leggasi in caso di emergenze - l’ex caserma Polonio potrebbe essere utilizzata come Cda, ovvero centro di accoglienza.

Ecco perché la notizia, anziché farla gioire, fa tremare Gradisca. E con la Fortezza, un po’ tutto l'Isontino. La conferma che il Cie di Gradisca non riaprirà i battenti come Centro di identificazione ed espulsione è arrivata dal sottosegretario all’Interno Domenico Manzione, che, rispondendo ad un’interrogazione del deputato Giorgio Brandolin (Pd), ha fornito non pochi elementi di riflessione sulle ipotesi di riapertura del Cie.

Il funzionamento del Cie è temporaneamente sospeso a partire dal mese di novembre scorso, per lavori di ripristino dopo le rivolte che lo devastarono nellìestate dello scorso anno.

«Attualmente - ha spiegato il sottosegretario in risposta alle richieste di Brandolin - sono in fase di completamento i lavori necessari per ripristinare l’agibilità della struttura, al fine di un suo eventuale riutilizzo, in via eccezionale, come Centro di accoglienza (Cda) per far fronte agli sbarchi di profughi sul territorio nazionale».

«Come era stato più volte annunciato - commenta Brandolin -, arriva la conferma che il Cie non riaprirà e il vicino Cara non sarà ampliato: i lavori attualmente in corso sono solo di riparazione in vista di una eventuale apertura (solo in casi eccezionali) come Cda a supporto dell'attuale Cara (Centro di accoglienza per richiedenti asilo) che già ora ha anche funzioni di Cda».

Lo scorso luglio il Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione degli accordi di Schengen e di controllo e vigilanza in materia di immigrazione, di cui Brandolin è vicepresidente, aveva ascoltato la relazione del sindaco di Gradisca Linda Tomasinsig, che aveva esposto un’elaborata relazione sulla situazione del centro, spiegando quali sono le pressioni a cui il territorio deve rispondere.

Nel corso dell’audizione si era ribadito quanto il Ministro dell’Interno aveva messo per iscritto, ovvero che il Cie non riaprirà e sul Cara «non si prenderanno decisioni non condivise da Comune e Regione».

La stessa Tomasinsig commenta con prudenza le parole del sottosegretario: «Prendiamo atto della possibile non riapertura del Cie. Ma ora bisogna capire quali siano le condizioni per un suo riutilizzo come presunto Centro di accoglienza in caso di emergenze. A noi sembra - afferma decisa Tomasinsig - che in piena emergenza immigrazione ci siamo da tempo. Il vicino Cara ha già funzioni anche di Cda e attualmente ospita più di 200 persone richiedenti asilo».

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