Caso laguna, ecco le intercettazioni più scottanti

Emergenza bluff in laguna: sono 26 gli indagati nella maxi-truffa, coinvolti anche Moretton e Ciani

UDINE. «Mi sono informato dei quattrini... qualche soldo c’è ancora in giro. Ma non te li posso dare come spese di funzionamento. Diciamo: deve tirar via i fanghi perchè sotto sequestro». Chi parla è Gianfranco Mascazzini, allora direttore generale del ministero dell’Ambiente. All’altro capo del telefono c’è Gianfranco Moretton, al tempo vice presidente della Regione targata centrosinistra e commissario delegato per l’emergenza socio-economico ambientale della laguna di Grado e Marano. Moretton ha ereditato un buco di tre milioni dal suo predecessore e chiede un surplus per sanare debiti e pagare il personale. «Non mi interessa come li spendi - scandisce Mascazzini -, però la motivazione fortissima per darti 10 milioni è il Banduzzi». Parole in libertà, “catturate” dalle intercettazioni degli investigatori partenopei, ai tempi delle indagini sulle discariche di Napoli, che portò all’arresto dello stesso Mascazzini, e rimbalzate ora nelle carte della maxi inchiesta friul-capitolina sulla mala gestione della struttura commissariale.

Il meccanismo

Due anni dopo lo scandalo delle bonifiche “fantasma” e la revoca del Commissario delegato della laguna di Grado e Marano decretato dall’allora premier Mario Monti proprio alla luce del clamoroso bluff scoperto dalla magistratura udinese, è la Procura di Roma a riproporne il teorema e tornare alla carica con una seconda tornata di avvisi di garanzia: 26 quelli notificati ieri dai carabinieri di Cividale e dalla Guardia di Finanza romana, tra Friuli, Veneto e Capitale, con nomi e contestazioni vecchi e nuovi. Sullo sfondo, lo scenario è rimasto immutato: la clamorosa invenzione di un’emergenza ambientale, al solo scopo di ottenere e spartirsi fiumi di denaro pubblico. Decine di milioni di euro, a fronte di un inquinamento inesistente, al solo scopo di riempire le tasche di amministratori e imprenditori dal Nord Est a Roma, negli uffici del ministero dell’Ambiente, dove la truffa era stata concepita e da dove per dieci anni (dal 2002 al 2012) ha continuato a essere manovrata.

Nomi e ruoli

In cima all’elenco, accanto a Mascazzini, i tre ex commissari delegati Paolo Ciani (2002-2006), all’epoca vice presidente della Regione di centrodestra, Gianfranco Moretton (2006-2009) e il tecnico Gianni Menchini (2009-2012), già indagati nella precedente indagine friulana. Nei guai anche Giovanni Mazzacurati, l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova e della Tethis srl di Venezia travolto dalla bufera giudiziaria sul Mose, Giampaolo Schiesaro, già avvocato dello Stato di Venezia, e i legali rappresentanti delle società ingrassate con i finanziamenti per appalti di opere considerate ora inutili o mai realizzate: Raffaele Greco (cooperativa Nautilus, di Vibo Valentia), Alberto Altieri e Guido Zanovello (studio Altieri spa di Thiene), Vincenzo Assenza e Fausto Melli (Sogesid srl di Roma, società in house del ministero dell’Ambiente). E, ancora, Marta Plazzotta, dirigente dell’Arpa di Udine, Massimo Gabellini, alla guida della II Direzione dell’Icram (ora Ispra) e Silvestro Greco, suo direttore scientifico, e Antonella Ausili ed Elena Romano, dell’Ispra (già Icram) di Roma: tutti organi deputati a certificare lo stato di salute della laguna.

Le accuse

Per due terzi degli indagati, il pm romano Alberto Galanti ha formulato l’ipotesi di reato dell’associazione a delinquere, finalizzata al falso e alla truffa ai danni dello Stato. Una truffa - quella sì, contestata in concorso a tutti, nei periodi di rispettiva competenza - calcolata in circa cento milioni di euro. Mascazzini è accusato anche di tentata corruzione del commissario straordinario Caffaro, avvocato Marco Cappelletto, e, insieme a Menchini e alle due ricercatrici dell’Ispra in un caso, a tre manager di Sogesid nell’altro, anche di abuso d’ufficio, in relazione agli interventi di messa in sicurezza della Caffaro di Torviscosa e al distaccamento presso il ministero di personale della Sogesid. Nell’informazione di garanzia sono rientrati anche i nomi dei soggetti attuatori che affiancarono i commissari: Dario Danese, Giorgio verri e Vito Antonio Ardone. “Ripescato” anche Francesco Sorrentino, già ingegnere capo del Genio civile di Gorizia e responsabile del Procedimento. Avvisi pure a Simone Fassina, dipendente di Sviluppo Italia spa, distaccato al ministero dell’Ambiente, Andrea Barbanti, già responsabile di Thetis e consulente Sogesid, Franco Pasquino e Giorgia Scopece, rispettivamente già commissario e dipendente di Sogesid, Maria Brotto, ad di Thetis, Everardo Altieri, vice presidente dello studio Altieri.

Staffetta tra Procure

Alle stesse conclusioni era sostanzialmente approdato già il pm di Udine, Viviana Del Tedesco, con l’inchiesta culminata nello smantellamento della struttura commissariale e nell’iscrizione sul registro degli indagati di decine di persone. A cominciare dai commissari delegati e dai rispettivi staff, per una parte dei quali il magistrato aveva poi chiesto l’archiviazione. Lo scorso marzo, gli atti sono stati trasferiti a Roma, per competenza territoriale sulla principale ipotesi di reato dell’associazione a delinquere. A chiederli era stato il procuratore capo in persona, Giuseppe Pignatone, deciso a indagare anche negli ambienti ministeriali.

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