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Cospalat, 16 patteggiamenti

Si chiude prima dell'udienza preliminare la bufera giudiziaria sul latte contaminato del Consorzio del Fvg. Sparisce l’accusa dell’adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari. Per l'ex presidente Zampa 1 anno, 5 mesi e 10 giorni di reclusione, pena sospesa con la condizionale

3 minuti di lettura

UDINE. La bufera giudiziaria sul latte contaminato del Consorzio Cospalat del Fvg si chiude con un patteggiamento collettivo. Senza neppure varcare la soglia dell’udienza preliminare, il caso ha trovato soluzione nelle stesse stanze della Procura nelle quali aveva preso corpo, approdando alla definizione di pene più o meno contenute e alla concessione, per tutti, delle circostanze attenuanti generiche e del beneficio della sospensione condizionale della pena. Dalle imputazioni, inoltre, sparisce l’accusa dell’adulterazione o contraffazione di sostanze alimentari, mentre sopravvive quella dell’associazione per delinquere contestata fin dall’inizio agli indagati per i quali era stata disposta la misura cautelare. Davanti al gip del tribunale di Udine, Paolo Alessio Vernì, il punto sulla vicenda, con il via libera ai patteggiamenti delle 16 posizioni - compresive di due enti - rimaste in ballo.

Il calvario del leader

Per Renato Zampa, 54 anni, di Pagnacco, e per tutte le altre persone coinvolte nell’inchiesta, l’incubo era cominciato il 20 giugno 2013. Colpito da custodia cautelare in carcere, da quel giorno e fino al 3 luglio l’allora presidente di Cospalat aveva incontrato il proprio difensore nella casa circondariale di via Spalato. Così aveva stabilito il gip Roberto Venditti, con un’ordinanza lunga 167 pagine. Poi, dopo le sue dimissioni e l’interrogatorio davanti al pm Marco Panzeri, titolare del poderoso fascicolo, erano arrivati i domiciliari nell’abitazione di via Fontanabona. Il 26 luglio, il gip Francesco Florit gli aveva revocato anche quella misura, sostituendola con l’obbligo di firma tre volte la settimana alla stazione dei carabinieri di Feletto. Zampa era tornato a essere un uomo libero il 4 ottobre, quando Venditti, accogliendo l’istanza del suo legale, Cesare Tapparo, e sentito il parere favorevole del sostituto procuratore, aveva revocato anche quell’ultimo scampolo di misura. Di lì a poco sarebbe cominciata la lunga “trattativa”: il tentativo, cioè, di comporre il procedimento nella maniera più giuridicamente corretta e più ragionevolmente conveniente per tutti. La quadra del cerchio è quella approvata dal giudice Vernì. Riconosciuti a Zampa i soli reati di associazione per delinquere, finalizzata alla frode in commercio e commercio di sostanze alimentari nocive, gli è stata applicata una pena di 1 anno, 5 mesi e 10 giorni di reclusione (sospesa con la condizionale, appunto).

Segretaria, laboratorio e autisti

Nella rete dei carabinieri del Nas di Udine, che avevano condotto gli accertamenti dal giugno al novembre 2012, erano finite altre 25 persone, tutte a vario titolo gravitanti attorno al Consorzio di Pagnacco. Erano state in particolare le intercettazioni a inchiodarli. Per cinque di loro il gip aveva ritenuto necessaria la misura dei domiciliari - poi attenuata in misure più lievi, fino al ritorno alla libertà piena - e per un sesto indagato quella dell’obbligo di dimora. Con i patteggiamenti, Stefania Botto, 46 anni, di Tavagnacco, indagata in qualità di segretaria amministrativa di Cospalat (e difesa dagli avvocati Laura Scuor e Pasqualino Stampanato), ha chiuso con 7 mesi e 10 giorni di reclusione, Dragan Stepanovich, 32 anni, serbo di Udine, responsabile degli autisti alle dipendenze di Cospalat (avvocato Massimo Zanetti), con 1 anno e 20 giorni, Paola Binutti, 47 anni, di Attimis, socio accomandatario della “Il laboratorio sas” di Udine (avvocato Consuelo Fabbro), con 9 mesi e 10 giorni, Gabriella Mainardis, 55 anni, di Tolmezzo, e Cinzia Bulfon, 32 anni, di Amaro, socie del laboratorio di analisi “Microlab snc” di Amaro (entrambe difese dall’avvocato Roberto Mete), con 9 mesi l’una, Roberto Alaimo, 53 anni, di Arezzo, autista della “Autotrasporti Chinoli snc” (avvocato Michele Marani), con 6 mesi e 180 euro di multa.

Gli imprenditori agricoli

Patteggiamenti anche per le posizioni più marginali avute dagli allevatori nell’inchiesta: 37.500 euro di multa a Lorenzo Benacchio, 43 anni, di Cervignano (avvocato Maurizio Conti), 45.200 euro ad Angelo Tosone, 58, di Lestizza (avvocato Gabriella Marando), 2 mesi e 20 giorni rispettivamente a Marco Nicolin, 43 anni, di Majano, Valter Bernardis, 49 anni, di Varmo, Roberto Cescutti, 66 anni, di Flaibano, e Lucio Pittao, 49 anni, di Arzene, e 3 mesi a Tobia Marcuzzi, 59 anni, di Osoppo (tutti difesi dagli avvocati Tapparo e Maddalena Aldegheri, di Verona). Infine, sanzioni pecuniarie di 22.660 euro per il Consorzio Cospalat (avvocato Aldegheri) e di 7.004 euro per Microlab (avvocato Mete), coinvolte in virtù del decreto legislativo 231/01 sulla responsabilità amministrativa delle società, per reati commessi da amministratori, manager o dipendenti.

La sentenza

«La penale responsabilità degli imputati - ha motivato il giudice - non è esclusa allo stato degli atti, deponendo, anzi, in senso contrario i contenuti della notizia di reato redatta dai carabinieri, le annotazioni di Pg, le intercettazioni telefoniche e ambientali, le analisi chimiche, le dichiarazioni degli imputati». Il gip ha tenuto a sottolineare «l’esattezza della qualificazione giuridica dei fatti», ma ha anche valorizzato «l’atteggiamento collaborativo» e «la cessazione degli illeciti», giustificando così la concessione dei vari benefici e concludendo per la «congruità» delle pene concordate. Quanto agli enti, il giudice ha espunto l’ipotesi del profitto di reato, contestando solo la sussistenza di un proprio interesse o vantaggio indiretto.

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