Iva sul pellet dal 10 al 22% e le aziende insorgono

Tegola sulle imprese del legno del Manzanese che hanno riconvertito l’attività I produttori: il governo pensi alle ripercussioni sull’attività e sull’occupazione

MANZANO. In questi giorno il governo nazionale sta approvando una serie di provvedimenti che dal lavoro arriva alla tassazione, passando per una serie di sgravi e incentivi. In quest’ambito è anche previsto che l’aliquota Iva per il pellet dall’attuale 10% passi allo scaglione successivo, quindi al 22%.

Un bel balzo in avanti, che accanto al consumatore finale, che ovviamente sarà colui che ne pagherà maggiormente le conseguenze, si abbatterà anche sulle aziende produttrici. A livello nazionale il Fvg è tra i maggiori produttori di pellet e di stufe e il distretto ne rappresenta una bella fetta.

Già, perchè la filiera del legno non significa solo lavorazione del legno d’opera, ma anche, e sempre di più, energia, ovvero legno quale fonte di energia rinnovabile. L’aumento dell’Iva quindi deciso in questi giorni rappresenta una bella tegola per quelle imprese del distretto che, riconvertendo la propria produzione e puntando su questa nuova fonte di energia rinnovabile, avevano visto una nuova possibilità per superare la crisi.

Del totale del fabbisogno energetico del nostro Paese, oltre il 40% dell’energia consumata è energia termica. Il pellet contribuisce in modo sostanziale al bilancio energetico nazionale, dando un essenziale contributo all’obiettivo che il Paese si è impegnato a conseguire in termini di sviluppo delle fonti di energia rinnovabili.

Il distretto della sedia vede la maggiore concentrazione di produttori di pellet a livello nazionale. Nell’area geografica compresa tra Gorizia e Udine ci sono tanti produttori di pellet quanti ce ne sono nel resto delle regioni settentrionali del Paese. Se aggiungiamo alla produzione regionale quella del Veneto, possiamo affermare che la maggioranza di questo combustibiule in Italia è prodotto nel nordest.

«In Fvg pellet non significa solo combustibile, ma produzione di caldaie e stufe di alta qualità e design apprezzato nel mondo – spiega Paolo Perini, portavoce nazionale del gruppo produttori e distributori pellet certificato EnPlus –. Il tutto di traduce in migliaia di posti di lavoro che ora, in una situazione economica già difficile, con l’aumento dell’Iva di ben 12 punti percentuali inevitabilmente avrà ripercussioni anche sulla produzione».

Infatti, la maggior parte delle famiglie che ha scelto questa forma di riscaldamento lo ha fatto per la sua convenienza, che ora a conti fatti comincia a venire decisamente meno.

«In Fvg si producono annualmente decine di migliaia di tonnellate di pellet e decine di migliaia di stufe e caldaie assicurando risparmio, benessere e occupazione a migliaia di famiglie della nostra regione», sottolinea Perini, che nella sua riflessione si sofferma sulla necessità da parte della politica di fermarsi a riflettere sulle ripercussioni che determinate scelte possono avere su interi territori, a partire da un distretto come quello della sedia che faticosamente sta cercando di superare una situazione di stallo, ma che comunque in molti casi ha avuto la forza di reagire.

Silvia Riosa

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