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L’influenza fa paura, tre malati in terapia intensiva

Sono stati ricoverati in gravi condizioni per complicanze polmonari. Superati i quattro casi ogni mille abitanti, ma il picco non è ancora stato raggiunto

2 minuti di lettura

UDINE. Non ha ancora raggiunto il picco più alto, eppure l’influenza di quest’anno ha già mostrato la sua aggressività: tre persone sono state ricoverate in gravi condizioni nel reparto di Terapia intensiva del Santa Maria della Misericordia di Udine e l’unico grande virus sospettato è l’H1N1, meglio noto come la “suina”.

Gli accertamenti di laboratorio sono ancora in corso, eppure sembrano esserci pochi dubbi. Il primo caso accertato è quello di una donna di 50 anni residente nell’area Palmarina finita in rianimazione per una polmonite comunitaria (ovvero contratta in ambito extraospedaliero).

Gli esami di laboratorio hanno dimostrato che il virus che aveva contratto era l’H1N1 ed è tutt’ora ricoverata in condizioni gravi. Un altro caso accolto dal medesimo reparto riguarda una pensionata di 70 anni, il laboratorio virologico non ha ancora dato gli esiti definitivi, ma tutto indica come anche in questo caso la grave patologia respiratoria si sia innestata sul virus H1N1.

È stato invece trasferito nella clinica di Malattie infettive del Santa Maria della Misericordia il 42enne udinese che ha trascorso ua settimana in rianimazione a causa di una polmonite scatenata dallo stesso virus.

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«L’ospedale di Udine è perfettamente attrezzato pre fronteggiare la situazione – mette le mani avanti il direttore della clinica Matteo Bassetti – nei casi sospetti inviamo un campione al Laboratorio di virologia che ci fornisce risposte nell’arco di dodici ore. È evidente comunque che l’epidemia influenzale di quest’anno è particolarmente aggressiva. A favorirla è stato l’andamento climatico, che con continui sbalzi termici agevola la diffusione del virus, e il calo della copertura vaccinale – osserva il dottor Bassetti – è facile quindi prevedere che entro la fine della stagione il numero dei malati anche in gravi condizioni sarà superiore all’anno scorso».

«Quanto all’H1N1 – osserva Bassetti – continua a essere uno dei ceppi che circolano e vi sono persone che non si sono mai garantite una copertura vaccinale». Non è il caso di fare dell’allarmismo, premette l’infettivologo, ma nemmeno di sottovalutare i sintomi e la portata dell’infezione virale che quest’anno è caratterizzata da febbre molto alta, cefalea, tosse, raffreddore, oltre che nausea, vomito e diarrea, ma anche sudorazione diffusa e dolori muscolari. Il periodo di incubazione varia da uno a quattro giorni, la durata è al massimo di sette giorni, fino a una decina per i bambini. Il rischio principale è quello di contrarre infezioni batteriche come le polmoniti, otiti o sinusiti, la disidratazione e il peggioramento delle condizioni di salute preesistenti, con problematiche cardiovascolari, respiratorie e renali.

«In ogni caso – osserva Bassetti – ai primi sintomi bisogna rivolgersi al proprio medico di base, inutile e, anzi, nocivo continuare ad andare lavorare con il rischio di diffondere il virus. Meglio affrontare un periodo di riposo e trattare opportunamente la sindrome influenzale, comunque vanno messe al bando le cure fatte senza il consiglio del medico curante e pure l’uso di antibiotici trovati in casa o prestati da terzi con il sistema del passa parola». Bere abbondantemente, stare a riposo e lavarsi frequentemente le mani, poi, sono consigli sempre validi.

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