Omicidio Gobbato, la perizia sull’assassino: “Ha una diminuita capacità di intendere”

Il perito: “Non è così incisiva, ma ha influito su comportamento: non va considerato seminfermo di mente”

UDINE. Nicola Garbino, lo studente fuoricorso di ingegneria, 37 anni di Zugliano, reo confesso del delitto di Silvia Gobbato, la praticante avvocato di San Michele al Tagliamento uccisa il 17 settembre 2013 mentre faceva jogging lungo l'ippovia del Cormor alle porte di Udine, si trovava in una «condizione di diminuita capacità di intendere e volere» che ha «inciso sul suo comportamento».

Sono le conclusioni a cui è giunto il dottor Calogero Anzallo nella perizia psichiatrica incaricatagli dal Gup del tribunale di Trieste, Laura Barresi, nell'ambito del processo per omicidio che si sta celebrando con il rito abbreviato.

«Pur considerando la debolezza strutturale del Garbino a livello di personalità - si legge nella perizia depositata nei giorni scorsi - non si può considerare che egli fosse incapace di intendere e volere al momento della commissione del reato. Presenta qualche disarmonia nella struttura di personalità ma non così incisiva da renderlo incapace di intendere e volere. Non vi è una scemata capacità di intendere e volere, anche perchè questa non è in alcun modo supportata da scollamenti importanti dalla realtà, ma vi sono gli elementi per configurare tale capacità “diminuita” rispetto alla piena capacità di intendere e volere.

Pertanto, pur non considerando il Garbino seminfermo di mente, si considera il suo stato psichico al momento del fatto in una condizione di diminuita capacità di intendere e volere e che tale diminuzione nelle facoltà del Garbino abbiano inciso sul comportamento dello stesso».

La prossima udienza è fissata per il 20 febbraio.

Video del giorno

Tennis, l'esilio dorato di Djokovic nella sua Belgrado

Porridge di avena alla pera e nocciole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi