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Il paese ricorda sette partigiani uccisi dai nazisti

Con altri nove furono uccisi 70 anni fa. Cerimonia anche a San Daniele

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TARCENTO. Sul piazzale antistante il cimitero comunale di Tarcento, sono stati ricordati sette dei sedici partigiani che furono uccisi il 1° febbraio del 1945 fra Tricesimo e Gemona dai nazisti per intimidire le popolazioni che abitavano lungo la statale 13 e per creare un deterrente tra le formazioni partigiane operanti in zona. Adriano Carlon, Bruno Frittaion, Angelo Li Pomi, Cesare Longo, Elio Marcuz, Giannino Putto e Callogero Zaffutto sono stati commemorati da autorità civili e militari.

«In realtà – ha spiegato Ottavo De Monte, presidente dell’Anpi tarcentina - la condanna a morte era stata emanata per otto persone, ma Francesco Aleo, siciliano d’origine, una volta arrivato a Tarcento, grazie a una pallottola che si fermò in superficie senza affondare nel cranio, fuggì fino a Molinis dove fu soccorso, salvandosi».

«È un dovere ricordare il sacrificio di questi sette eroi – ha ricordato il vicesindaco Ganzitti – insieme a tutti gli altri partigiani che hanno sacrificato la loro vita per permetterci di vivere in libertà, diritto che non si può dare per acquisito in tutto il mondo».

«La seconda Guerra mondiale – gli ha fatto eco Ruffino, presidente Anpi Fvg – è stata una lotta fra le barbarie messe in atto dal nazifascismo e la civiltà, per dire basta a torture, campi di sterminio, fucilazioni eseguite anche a spese di innocenti cittadini. Una guerra di liberazione, dove abbiamo gettato le basi per un’Italia moderna con una Costituzione che, anche se modifichiamo, continua a rivestire un ruolo fondamentale. Anche il neo eletto presidente della Repubblica si è recato alle Fosse Ardeatine, perché anche se sono passati 70 anni sono eventi che non si possono dimenticare».

Toccante, infine, il momento della deposizione della corona di fiori avvenuta sia a Tarcento che a San Daniele alla presenza dei parenti di Frittaion, dove si è tenuto anche un convegno sull’argomento tenuto dal professor Fabbroni e da Raimondi. «Il sacrificio di Frittaion non è stato vano – ha commentato Alfonso Candusso, presidente dell’Anpi San Daniele –. A settant’anni dalla morte, anche grazie alla presenza dei suoi parenti, c’è un filo conduttore tra il primo febbraio del ’45 e oggi: dimostra che la sua morte non è avvenuta invano. I suoi ideali di libertà e di democrazia sono tuttora validi».

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