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Prodi boccia l’Unione europea: «Non sa gestire l’immigrazione»

Dalla crisi libica alla guerra in Ucraina, lo sfogo a tutto campo dell’ex presidente della Commissione. «Inutile tentare di chiudere i confini a chi si sposta per fame». La denuncia dello strapotere tedesco

2 minuti di lettura

UDINE. Ex presidente del Consiglio, già ministro del Tesoro e dell’Industria, ex presidente della Commissione europea e del Consiglio europeo, economista, in questa intervista Romano Prodi sferza l’Europa che non c’è, parlando di Libia, Ucraina e anche di Fvg.

Presidente, oggi l’ambasciatrice italiana in Libia ha invitato i nostri connazionali a rientrare immediatamente perchè la situazione è precipitata.

«Da anni la situazione è precipitata e il Paese non è più governato. La concentrazione delle partenze clandestine dice che la Libia è divisa non solo territorialmente. Tutto questo è la conseguenza della guerra sciagurata che la Francia ha voluto in modo sconsiderato e che l’Italia ha subito in maniera folle e incomprensibile».

Teme che l’immigrazione aumenti?

«Ci sono persone che la organizzano attivamente. Quando per l’Onu ero nel Sub saharan, quei governanti mi dicevano che “la loro popolazione sarebbe raddoppiata in meno di 20 anni e che l’età media era di 18 anni. Di fronte a una demografia del genere, o questi muoiono di fame o scappano da voi”. Di fronte a questa anarchia non si possono nemmeno fare accordi, a volte violati, che si facevano prima».

E adesso cosa si può fare?

«Fare in modo che ci siano meno morti».

In Friuli e in Austria il fenomeno migratorio fa sì che ci siano diverse persone che vorrebbero abolire Schengen.

«Ma il Pakistan, da dove provengono molti di questi immigrati, non fa parte di Schengen».

Certo, ma i contraccolpi culturali ci sono eccome.

«Il problema è che servirebbe una politica europea per l’immigrazione con accordi coi Paesi di provenienza e una politica di sviluppo in loco».

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Dunque, l’Europa latita?

«Mi sembra che l’Europa manchi su tutti i fronti. Speriamo che all’ultimo minuto, ad esempio, si trovi l’accordo sulla Grecia».

È d’accordo sulla rinegoziazione del debito greco?

«Certo, ma tutti sanno che la Grecia non sarà mai in grado di risanarlo da sola».

Merkel e Hollande trattano con Putin sull’Ucraina. E gli altri?

«Quella non è Europa. Quella è la Germania».

Ma c’è anche Hollande...

«Ma dai, su...».

Una comparsa?

«Quella è la Germania che, come succedeva con i vertici di Sarkozy, dà un po’ di pluralismo alla situazione. La Germania è la Germania».

Ennesima dimostrazione che l’Europa manca?

«Certo e qui manca anche formalmente. L’idea che i rappresentanti europei non siedano nemmeno al tavolo è un po’ buffo. Siamo noi che in questo momento chiamiamo Europa la Germania più la Francia».

Però noi abbiamo la rappresentante degli Esteri Federica Mogherini

«Fa parte della crisi europea. La cosa interessante è che non ci siano gli Usa a quel tavolo».

Come interpreta questo fatto?

«Come una novità perché la Germania non aveva mai voluto in precedenza la responsabilità legata alla leadership».

Sulla crisi ucraina, cosa stanno sbagliando gli Usa?

«La storia ci dice che quando cadde l’Unione sovietica c’era l’impegno di non portare la Nato ai confini dell’ex Unione sovietica. Nel 2008 - e fu l’ultimo atto del mio governo - andai alla riunione Nato di Bucarest. L’Italia votò con Germania e Francia contro la proposta di Bush di portare nella Nato Ucraina e Georgia. Negli ultimi tempi l’Europa ha subito l’America ora sta rinascendo la politica tedesca».

Quindi se Putin non è un invasore, cos’è?

«L’invasione della Crimea è stato un fatto molto grave, un cambiamento di confine non concordato. Ma lei mi ha chiesto degli americani. Bene, in fondo le sanzioni non colpiscono per nulla gli Usa».

Infatti il loro export viaggia sul più 20 per cento.

«Certo e questo è un tema che mi suggeriva di osservare lo stesso Putin».

L’Italia cosa può fare di più in politica estera?

«Esistere...».

Il Fvg è al centro di un’Europa allargata. Ci sono nuovi spazi di inclusione?

«La mia ultima azione politica forte fu l’allargamento alla Slovenia. Questa era l’Europa che volevo, senza cioè il filo spinato a Gorizia. Immagino che esistano problemi residuali come l’arrivo di afghani e pakistani, ma questi non sono problemi friulani o italiani, ma europei e mondiali. La parte di mondo che ha fame vuole emigrare. Per questo serve una politica unitaria per gestire lo sviluppo di questi Paesi».

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