Evasione da 1,6 milioni di euro: sequestrati conti e immobili a due imprenditori

Nei guai due friulani che avevano già cominciato a disfarsi delle proprietà pur di non pagare il dovuto

PALMANOVA. Avevano accumulato nei confronti dello Stato obbligazioni tributarie, di Iva evasa principalmente, per 1.633.000, somme che erano già oggetto di provvedimenti definitivi assunti dalle commissioni tributarie e dalla Corte di cassazione. Eppure, pur di evitare di pagare il dovuto avevano già cominciato a disfarsi dei propri beni.

Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene (dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)

Sono finiti nei guai Valter Graziutti, 71 anni e Ivana Lollis 68 anni di Palmanova, legali rappresentanti della "Autostella di Graziutti Valter & C. snc" di Bagnaria Arsa, società che opera nelle commercializzazione di veicoli. I due imprenditori sono indagati con l’accusa di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Il giudice per le indagini preliminari di Udine Paolo Alessio Vernì  ha anche emesso un decreto di sequestro preventivo di confisca per equivalente su conti correnti, beni immobili e terreni di loro proprietà nei comuni di Palmanova e Tavagnacco per un valore complessivo di 731.806 euro.

Al termine di una serie di indagini coordinate dal sostituto procuratore Marco Panzeri della Procura della Repubblica, la Guardia di Finanza di Udine ha eseguito un provvedimento di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le indagini preliminari nei confronti dei due imprenditori.

Gli accertamenti effettuati dagli uomini delle Fiamme gialle hanno permesso di accertare come i due avessero già ceduto i contratti di locazione degli immobili della loro società a un’altra azienda con sede a Roma riconducibile a un loro familiare. In questo modo sono riusciti a vanificare la procedura esecutiva nei confronti della società.

Gli stessi imprenditori avrebbero simulato la vendita di due unità immobiliari a uso abitativo già adibite a loro residenza a due cittadini stranieri che mai hanno corrisposto i 140 mila euro di valore dell’immobile dichiarato nella compravendita.

Infine, avrebbero simulato la vendita a due loro parenti di un fabbricato e due terreni organizzando il pagamento attraverso un sistema di giroconti bancari che permettevano alla fine la restituzione ai venditori delle somme pagate dai finti acquirenti.

Pure per un per fabbricato di proprietà della società a Tavagnacco sarebbe stata simulata la vendita a una ditta con sede in Austria per 350 mila euro mai versate.

Le indagini svolte dai finanzieri, a seguito di condotte evasive confermate anche in sede di Corte suprema di Cassazione hanno dunque portato alla luce un articolato sistema di fittizia sottrazione dei beni per rendere inefficace le procedura esecutiva.

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