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Pugno duro del preside: «Velo vietato in classe»

Il dirigente del Malignani di Cervignano firma una circolare valida in sei istituti. «I segni esteriori della propria religione possono essere colti come provocazione»

2 minuti di lettura

CERVIGNANO. Il dirigente scolastico del Malignani della Bassa friulana Aldo Durì vieta il velo islamico in classe. Il preside ha diffuso una circolare, pubblicata anche sul sito internet della scuola, in cui spiega le motivazioni di questa scelta.

Il provvedimento sarà valido in tutti e sei le gli istituti superiori della Bassa (distribuiti fra Cervignano, San Giorgio e Palmanova) che dipendono dalla direzione del Malignani: le ragazze di religione musulmana non potranno indossare il velo all’interno della scuola.

Una decisione destinata sicuramente a fare rumore e che il dirigente cerca di spiegare anche tenendo conto della situazione che nel tempo si è venuta a creare a Cervignano.

«Essendo la scuola italiana laica e indifferente al credo professato dagli allievi e dalle loro famiglie – scrive il preside nella circolare – non sarà accettata, da parte di nessuno, l’ostentazione e l’esibizione, specialmente se imposta, dei segni esteriori della propria confessione religiosa, anche perché essa, in fin dei conti, può essere colta come una provocazione e suscitare reazioni di ostracismo, disprezzo o rifiuto. Tale è, ad esempio, il fazzoletto o velo che copre talvolta i capelli e parte del viso delle ragazze musulmane. Libere di servirsene all’esterno della scuola ma non in classe, anche perché a nessuno è permesso di indossare copricapi nell’ambito dell’attività didattica, come forma elementare di educazione. Anche su queste manifestazioni che mirano a sottolineare e rivendicare la diversità, con l’unico risultato di provocare per reazione l’ostilità dei compagni, sarà massima la vigilanza e nessun permissivismo mascherato da libertaria tolleranza sarà ammissibile».

La decisione arriva dopo l’aggressione subita da un alunno straniero da parte di un allievo italiano. L’episodio, riferito dal Messaggero Veneto, risale a qualche giorno fa. Un minorenne che frequenta un istituto della Bassa era stato ricoverato in ospedale con una prognosi di sette giorni a causa delle lesioni riportate a seguito di una lite con un coetaneo.

I due studenti, che frequentano la stessa classe, stavano facendo una prova scritta. Uno ha sottratto all’altro il compito in classe. Al termine delle lezioni, l’italiano ha atteso il compagno straniero fuori dalla scuola e lo ha aggredito. Sono volati pugni, calci e insulti razzisti. Il minorenne è stato medicato in ospedale con una prognosi di sette giorni. Il dirigente scolastico ha convocato il consiglio di istituto. Proporrà l’espulsione per l’aggressore, il giovane italiano, ascoltato dai carabinieri.

Durì spiega: «Nonostante gli sforzi profusi da tanti docenti di buona volontà, impegnati a trasmettere valori dell’accettazione dell’altro e del reciproco rispetto, ci tocca amaramente constatare che, da quando gli jihadisti dell’Isis hanno scatenato con la brutalità dei loro attacchi una “guerra totale” contro l’Occidente, gli Sciiti, gli “infedeli” di tutte le specie, compresi i sunniti moderati, perseguendo l’idea folle di restaurare il califfato islamico, tra i nostri studenti si sono diffusi sentimenti ostili ai musulmani e, in genere, agli arabi, che costituiscono una numerosa comunità nella nostra scuola. Gli insulti razzisti, lanciati spesso senza consapevolezza, in certe classi e soprattutto nei gruppi dei social network sono divenuti pratica corrente. Talvolta dalle parole si è passati ai fatti: è di questi giorni il caso dello studente italiano che, presosi a male parole con un compagno straniero, l’ha aggredito all’esterno della scuola».

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