Unesco: l’Italia candida Palmanova

La delegata Cesi a Udine: entro febbraio 2016 la domanda di riconoscimento. Progetto transnazionale. Dopo gli Sos del Messaggero Veneto primi risultati

UDINE. L’Italia punta tutto su Palmanova e sulle Opere di difesa veneziane tra il XV e il XVII secolo. Il consiglio direttivo nazionale dell’Unesco ha infatti deliberato che questa sarà l’unica candidatura italiana per il 2016. Un anno di tempo per mettere insieme tutto il materiale di una proposta senza pari per complessità poiché è «seriale e transnazionale», spiega Adele Cesi dell’ufficio Unesco del Mibact a margine della presentazione del volume “L’architettura militare di Venezia in terraferma e Adriatico fra il XVI e XVII secolo” avvenuta ieri nella sala Valduga della Camera di commercio a Udine.

Bergamo, Peschiera del Garda, Palmanova e Venezia per l’Italia, Zara, Sebenico e Korcula in Croazia e il golfo di Cattaro in Montenegro.

Ecco le perle che aspirano a entrare nel forziere Unesco. Tra ieri e il giorno precedente si sono succeduti due tavoli tecnici, il primo con i componenti nazionali, il secondo anche con i partner internazionali, per fare il punto sullo stato di attuazione del progetto. «L’obiettivo è presentare la candidatura entro il primo febbraio 2016 – conferma Cesi –. Non nascondo però che esistono difficoltà operative (che hanno già fatto slittare la candidatura di un anno, ndr) perché dobbiamo collezionare tutti i contributi italiani e stranieri e ci sono poi gli accordi e le intese da sottoscrivere per la redazione di un piano di gestione transnazionale richiesto come condizione dall’Unesco».

Per il via libera da Parigi, anche lo stato di conservazione gioca un ruolo determinante. «È fondamentale per volgere la candidatura in un modo o nell’altro - ha detto Cesi –. Tutti i beni fanno un maquillage in attesa degli ispettori». In questo senso dunque l’inaugurazione di ieri (di cui riferiamo in un altro servizio in queste pagine) e i 2 milioni racimolati dal presidente della Regione Debora Serracchiani al Mibact, fanno ben sperare.

«Dopo i fondi destinati alle prime necessità è in cantiere un accordo pluriennale con il ministro Dario Franceschini per lavorare alla manutenzione strategica del sito», sottolinea il presidente della commissione regionale Cultura, Vincenzo Martines. Ma è lo stesso Martines a fare una promessa alla città stellata: «La Regione non si tirerà indietro indipendentemente dal riconoscimento Unesco – dice –. Per noi, insieme ad altre realtà del territorio, l’attenzione sui nostri beni va tenuta alta. E lo testimoniano i fondi messi a disposizione. Vogliamo fare diventare questa città un punto di riferimento per il turismo del Friuli Venezia Giulia.

Come Regione stiamo cercando di rinnovare alcuni asset, su tutti la cultura e il turismo, settori in cui è possibile fare innovazione con un alto impatto sul territorio e sulle nuove generazioni. E uno dei nodi dello sviluppo turistico regionale è anche Palmanova». Insomma, «lo sforzo delle istituzioni deve essere eccezionale – ribadisce Martines –. Anche noi dobbiamo essere coerenti rispetto al lavoro che stiamo facendo. In proporzione per il futuro metteremo piú fondi sui beni e meno sulle attività, questo sarà un passaggio importante in cui sarà forte e attento il confronto con le amministrazioni locali».

A fornire lo spunto per il focus sulla candidatura Unesco è stata la presentazione del testo “L’architettura militare di Venezia in terraferma e Adriatico fra il XVI e il XVII secolo”, raccolta degli atti dell’omonimo convegno celebrato un anno fa. «È un’opera straordinaria perché per la prima volta mette insieme contributi di studiosi da tutta Europa», sottolinea il curatore e direttore del dipartimento di Storia, disegno e restauro dell’architettura dell’università La Sapienza di Roma, Francesco Paolo Fiore.

«Palmanova è un’opera collettiva – spiega ancora Fiore – ed è singolare per questo. Un’opera imponente da studiare anche dal punto di vista delle implicazioni del cantiere, le articolazioni di un territorio da difendere o entro il quale resistere. Siamo alla fine del Cinquecento e la rivoluzione del cannone e delle armi da fuoco, oltre all’incremento del numero di soldati negli eserciti, costringe a modificare i canoni costruttivi delle fortezze. E Palmanova raccoglie l’idea rinascimentale di una città perfetta, un avamposto di difesa, al cui interno la vita civile sia un grado di svilupparsi».

Ai lavori del convegno moderato dall’assessore di Palmanova Arianna Danielis, hanno partecipato anche il sindaco, Francesco Martines, l’assessore provinciale Francesca Musto, Donata Battilotti dell’ateneo friulano e la soprintendente Maria Giulia Picchione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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