Il business del vino cresce con i “parenti”

Nasce in rete “The winefathers” che permette di dare sostegno alle aziende vitivinicole

Una passione può trasformarsi in business, in una sfida imprenditoriale che unisce l’amore per un prodotto con la concretizzazione di un progetto. Su questa premessa è nato “The winefathers”, il primo sito internet che ti permette di diventare “parente” di un vignaiolo artigianale italiano e di sostenere un suo progetto.

L’idea della start up è dell’udinese Luca Comello, ingegnere di 36 anni, che lo scorso settembre ha costituito la società con due soci (Luca Latronico e Alessandro Antonutti) e tre collabori (Elisa Cabras, Silvia Guerra e Laura Tonelli). «L’idea del sito (www.thewinefathers.com) mi è venuta a fine marzo 2014 – spiega Comello –, quando stavo lavorando su un altro progetto imprenditoriale relativo alle stampanti 3D. Ho conosciuto il sito www.etsy.com, che mette in contatto hobbisti con appassionati di tutto il mondo e consente agli hobbisti di fare della propria passione un business e agli utenti di acquistare articoli unici. Da lì l’intuizione di esportare l’idea nel mondo del vino». Tramite il sito The winefathers si può diventare “cugino”, “zio”, “fratello” o “padre” (a seconda che si versi un contributo di 100, 200, 500 o mille euro) di un vignaiolo artigianale italiano e partecipare alla vendemmia, visitare le cantine e i luoghi di produzione. In base al grado di parentela, i sostenitori riceveranno, tra le altre cose, bottiglie di vino o potranno beneficiare di un viaggio in Italia. Sono due, al momento, i progetti che si possono sostenere. Uno è quello di Marco Cecchini, vignaiolo di Faedis, al quale una frana un anno fa ha distrutto 300 viti. «L’obiettivo – indica Comello – è aiutarlo a ricostruire il vigneto per produrre il Riesling». L’altro progetto è a favore di Luca e Sara Carbone, produttori della Basilicata. Loro intendono «ricostruire la vigna che nel dialetto melfitano identifica un appezzamento di terreno di dimensioni contenute con vigneti, frutteti, ulivi e coltivazione di legumi che consentivano un tempo la sussistenza della famiglia». «Stiamo valutando l’ingresso di altri vignaioli nel progetto – ammette l’ideatore del sito – e stiamo promuovendo l’iniziativa tramite Facebook e Twitter».

E in futuro? «Sto pensando a un concept che si rivolga all’estero per far conoscere il progetto in Europa, negli Usa e in Canada». E non esclude di «chiedere un aiuto a Joe Bastianich», l’imprenditore italoamericano, giudice a MasterChef che ha aperto un proprio ristorante nel 2013 a Gagliano. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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