Vino, la "guerra" del Pinot Grigio. I produttori inferociti: mai la Doc con i veneti

Lettera aperta a tutti i friulani firmata da 34 aziende e 15 enotecnici. «Progetto deciso senza consultarci, il nostro parere non è un dettaglio»

UDINE. Una clamorosa protesta scuote il mondo della viticoltura regionale, a pochi giorni dalla vetrina internazionale di Vinitaly. Il Comitato promotore per la difesa del vino friulano ha infatti acquistato un’intera pagina sul “Messaggero Veneto” per esternare tutta la propria contrarietà alla Doc interregionale del Pinot grigio con Veneto e Trentino. Una vera e propria lettera aperta firmata da 34 aziende (nomi di spicco tra cui Jermann, Castelvecchio, Ronco del Gelso, Zorzettig e Bastianich) e 15 enotecnici, in cui, punto per punto, si elencano tutte le cose che non vanno in questa complicata vicenda.

Un modo per sensibilizzare i friulani su un tema che ha tutta l’aria di trasformarsi in un terremoto dalle conseguenze imprevedibili. Come è noto la proposta di realizzare una Doc unica tra le più importanti aree di produzione del Pinot grigio (300 milioni di bottiglie l’anno vendute principalmente negli Stati Uniti, in Germania e Inghilterra) è stata avanzata dal Veneto che la vorrebbe già attuata per la vendemmia di settembre. Si chiamerebbe “Doc delle Venezie” e consentirebbe di tutelare il Pinot grigio, evitando imitazioni e un calo del prezzo.

Ma i friulani non ci stanno. Se finora i malumori erano rimasti sottotraccia e solo Roberto Felluga di Confagricoltura era venuto allo scoperto dicendo che servirebbe più tempo per valutare la materia e il nuovo disciplinare, adesso il Comitato per la difesa del vino entra a gamba tesa nel dibattito e ammonisce: mai la Doc con il Veneto, siamo pronti a una pioggia di ricorsi. «Solo da pochi giorni - si legge nella lettera - siamo venuti a conoscenza del tentativo, ormai in stato avanzato, di organizzare nei territori del Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino una Doc interregionale Pinot grigio che dovrebbe essere chiamata “Delle Venezie”.

Il progetto prevede la cancellazione di tutte le storiche Igt friulane che tanti di noi utilizzano e valorizzano da decenni e che inevitabilmente metterà a rischio anche l’esistenza delle storiche denominazioni a origine controllata della nostra regione.

Non sappiamo di chi sia la paternità, ma sappiamo per certo che qualche giorno fa i dirigenti dell’assessorato all’Agricoltura hanno chiesto il consenso alla realizzazione dell’iniziativa. Quello che ci pare incredibile è che molti appartenenti al mondo agricolo con responsabilità dirigenziali (sindacati, cooperative e consorzi) abbiano dato il loro appoggio a questa idea. Si vocifera addirittura che tra qualche settimana il progetto verrà presentato dal governatore del Veneto Zaia al Vinitaly e molti produttori veneti danno l’accordo come già siglato. Siamo esterrefatti.

Vi garantiamo che la stragrande parte di noi produttori friulani non sa alcunché di questo piano, come se la nostra opinione fosse solo un dettaglio insignificante. Non ci stiamo. Non intendiamo neanche prendere in considerazione un’iniziativa che va contro i nostri interessi e ripudiamo il voto favorevole espresso dai dirigenti friulani».

La lettera non lascia nulla di intentato. «Qualora la Doc interregionale nascesse davvero - si legge ancora - , annunciamo una pioggia di ricorsi a tutela di quelli che sono i diritti acquisiti con anni e anni di lavoro.

Pare che il Veneto e le sue istituzioni siano i principali sponsor del progetto Pinot grigio Doc delle Venezie e per ovvie motivazioni legate alla dimensioni di quella regione ne diverrebbero anche il motore dirigenziale, nessuno di noi ha astio verso quella regione, anzi “chapeau” per come hanno costruito e valorizzato il loro sistema vitivinicolo e saremo tutti molto contenti se a breve diventassero i leader mondiali del vino con il prezzo più basso, ma la nostra storia, la nostra cultura, la nostra identità sono un’altra cosa e almeno da parte nostra non sono in vendita.

Se intuiamo e comprendiamo gli interessi delle grandi industrie venete nel proporre una Doc interregionale, non comprendiamo come i nostri responsabili regionali accettino supinamente il progetto. Altre regioni come l’Alto Adige, che come noi hanno una forte identità produttiva, non ci hanno pensato due volte per dare un secco no alla richiesta.

Non prendeteci in giro. Non state a dirci che l’operazione assomiglia a quella del Prosecco, che serve a vendere, perché il Pinot grigio friulano si vende già, funziona piuttosto bene e ci consente di realizzare margini che i veneti neanche immaginano. Non state a dirci che è un’occasione da non perdere. Non diteci nemmeno che siamo i soliti friulani incapaci di cogliere le occasioni.

Non diteci che serve per tutelare il nostro Pinot grigio dalla concorrenza internazionale, perché una Doc non può tutelare un vino che prende il nome di un vitigno. Ma soprattutto non diteci che è una vicenda simile a quella che ha inglobato il territorio della nostra regione nella denominazione Prosecco, perché in quel caso si è trattato dell’allargamento di una Doc esistente, mentre questa sarebbe una Doc di nuova costituzione, per cui la sua presentazione deve essere accompagnata da un cospicuo numero di firme raccolte tra i produttori della nostra regione, così come è avvenuto per la Doc Friuli Venezia Giulia e se le firme non ci sono non si va da nessuna parte. Siamo stanchi di veder calpestate le nostre prerogative e di combattere sempre contro chi non capisce che vino e territorio sono un binomio inscindibile a cui noi produttori non possiamo rinunciare.

Che senso ha legare a una Doc sinonimo di qualità e di prezzo superiore a un vino che già in partenza rincorre il prezzo più basso e la massima semplicità gustativa? Come fa una Doc dalle caratteristiche assolutamente non omogenee per terreno, clima, a superare l’approvazione del comitato nazionale delle Doc? Com’è possibile che ciò che è profondamente illogico diventi così fondamentale per la politica regionale?». Un “j’accuse” che sicuramente non passerà sotto silenzio.

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