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Giovani ciclisti e doping, blitz dei Nas in provincia di Udine e nel Pordenonese

Effettuata una serie di perquisizioni. Nel mirino la T-Vb under 23 di Latisana: il team manager si è subito dimesso

2 minuti di lettura

UDINE. Ciclismo e doping. Un binomio che sembra ancora difficile da scindere e che ora torna d’attualità nella nostra regione, con un’indagine dei Nas di Udine che ha portato a far scattare nei giorni scorsi almeno 15 perquisizioni a caccia di sostanze con effetto dopante. Un’indagine che ha l’obiettivo di contrastare il rischio di una diffusione del fenomeno doping anche e soprattutto tra i corridori più giovani.

In questo caso, sotto la lente d’ingrandimento è l’attività degli under 23 del team T-Vb di Latisana, nel quale militano atleti tra i 18 e i 26 anni e che gareggia in Italia e in Europa. I carabinieri hanno effettuato perquisizioni a Caneva nelle case del team manager Mattia Vairoli, ex corridore dilettante e fondatore della squadra, e del direttore sportivo Ezio Piccoli. A Latisana i Nas si sono presentati dall’altro direttore sportivo, Stefano Bandolin, nella sede del team.

Le perquisizioni erano alla ricerca di eventuali sostanze farmaceutiche con marchio antidoping, il bollino con il simbolo di divieto, di colore rosso, e all’interno la scritta “doping”. Si tratta di medicinali, regolarmente in vendita, la cui assunzione può determinare risultati positivi ai controlli. Vairoli è l’unico dirigente che risulta formalmente indagato.

Le altre 12 perquisizioni sono scattate nelle abitazioni di altrettanti atleti del team T-Vb, tutti under 23, residenti in Friuli, Veneto, Lombardia, Piemonte e Sicilia. Gli atleti nostrani del team T-Vb sono i diciottenni Matteo De Rovere di Fontanafredda e Giulio Pestrin, residente in provincia di Udine.

Le perquisizioni sono state eseguite giovedì mattina, ma la notizia è emersa soltanto nella giornata di domenica, con il team manager Mattia Vairoli che a fronte dell’indagine portata avanti dai Nas di Udine ha scelto di dimettersi. «Ho deciso di comunicare le mie dimissioni prima che l’indagine venisse resa pubblica – ha premesso ieri Vairoli –. Sono indagato e quindi mi dimetto. Giovedì i Nas hanno eseguito una perquisizione a casa mia, a Caneva, e in contemporanea nell’abitazione e nella sede dove si trovavano gli altri due dirigenti, Piccoli e Bandolin, e nelle case di tutti i miei atleti, dal Friuli alla Sicilia. Questo blitz mi ha sorpreso, e sono rimasto stupito nel sapere che sono stati impegnati in questa serie di perquisizioni una settantina di carabinieri».

«Nella mia abitazione non sono state trovate sostanze con marchio antidoping, cortisonici o altro – ha sottolineato il team manager della società dilettantistica –. Per quanto riguarda i miei atleti non posso pronunciarmi, nel senso che l’indagine è ancora in corso e non so se siano state trovate sostanze sospette, nè posso escluderlo. Io risulto l’unico indagato tra i dirigenti. L’ipotesi su cui si sta investigando è che nel team circolassero sostanze con effetti dopanti. Ora vediamo cosa emergerà dalle indagini. Io sono pronto ad assumermi le mie responsabilità perché era compito mio controllare attentamente che nessuno dei nostri giovani atleti incorresse in questo tipo di errori. Io non mi sono mai accorto di nulla ma è giusto che se qualcuno ha sbagliato paghi e questo vale per me come per i miei ragazzi».

«Per quanto mi riguarda – ha aggiunto Vairoli – io aveva creato questo team proprio per dare vita a un progetto impostato su principi come la beneficenza e la tutela della salute dei giovani, che devono crescere sani fisicamente e dal punto di vista degli ideali, educandoli anche all’impegno sociale. Infatti abbiamo impostato un piano marketing che prevede di devolvere il 7% del ricavato della nostra attività all’ospedale pediatrico Burlo Garofolo. Anche per questo, se emergerà che qualcuno nel team ha sbagliato per me sarà stato un fallimento doppio. Per un discorso di serietà e coerenza con i miei principi, ho allora deciso di rendere pubblica io la vicenda, senza aspettare che uscisse la notizia delle indagini. É importante non sottovalutare leggerezze come tenere in casa un medicinale di uso comune che però può esporre a dei rischi qualora si tratti di un farmaco con bollino antidoping. Di questo, spesso, gli atleti più giovani non si rendono conto».

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