Quando gli anziani dipendono dai farmaci

L’allarme lanciato dal neurologo Ferdinando Schiavo, autore del libro “Malati per forza”

Un quarto della popolazione di Udine è over 65, con circa 70 ultracentenari, ben sopra la media nazionale (pari al 21%); delle 49mila famiglie della città il 45% è mono-componente, e di queste il 40% (8.800 persone) è composta da un anziano che vive solo, per la stragrande maggioranza donne.

«Eppure Udine non è una città per anziani - spiega Ferdinando Schiavo, neurologo con ambulatorio a Udine, autore del libro “Malati per forza” -, esiste anzi una “violenza silenziosa” operata contro i vecchi e soprattutto le vecchie donne, che sono più fragili e assumono più medicine. Potremmo parlare di “femminicidio” da farmaci, almeno 130 ogni anno, operati da maschi, senza contare gli altri omicidi da “eutanasia silenziosa”, che sono molti di più. Alla faccia della rete ospedale-territorio».

Ospite del centro Infohandicap e della cooperativa sociale Hattiva Lab per presentare il suo libro, il medico ha denunciato «la grande mancanza di una cultura geriatrica a Udine, un vero buco in questa città». Secondo Schiavo non c'è sensibilità nei confronti degli anziani, «nessuno si sofferma a fare un piano», forse perché sui pazienti vecchi non c'è da investire.

E allora si preferisce imbottire di medicine: la metà degli over65 prende abitualmente oltre cinque farmaci al giorno, dopo un ricovero ospedaliero il carico di medicine aumenta e, di solito, ci si ritrova con oltre sei tipi diversi. «E così nel giro di tre mesi dal primo ricovero un anziano su cinque torna in ospedale per troppi farmaci». Secondo il registro Reposi (Registro Politerapie Simi) della Società Italiana di Medicina Interna, istituto Mario Negri e Politecnico di Milano, 6 pazienti su 10 sono esposti al rischio di interazioni e reazioni pericolose per la salute a causa di prescrizioni inappropriate ed eccessive.

E Udine, a detta del neurologo, non è da meno. Si somministrano medicine ed esami, evitando di trovare sistemi non farmacologici a chi soffre di demenza, parkinson o sla, malattie incurabili da trattare solo con il “care-giver”. «Si dà poco ascolto al paziente. Oggi l’ambulatorio è un luogo estraneo, così come l'ospedale. Una volta il medico di famiglia si occupava di tutto, veniva nelle case. Adesso si sta perdendo il rapporto col paziente, che vuole solo essere visitato e avere risposte. Invece si tocca sempre meno il malato, preferendo mandarlo a fare esami clinici specialistici».

«L'anziano, il disabile, il malato che non guarisce va curato sempre - ha aggiunto l'assessore comunale alla Salute Simona Liguori -, bisogna trasferire al prossimo la voglia di vivere e non far mai sentire sole le persone. I nostri infermieri sono formati nel “non abbandono”, e quando si condivide la presa in cura i familiari si sentono protetti e fanno fronte alle difficoltà. Comunque nella riforma regionale è prevista una rete geriatrica nei piani attuativi dell’azienda sanitaria e ospedale di Udine».

«Ci troviamo un corpo infermieristico meglio formato dei medici, perché in merito non vi è alcuna esperienza precedente», ha commentato Schiavo. Dal pubblico la figlia di un malato di demenza senile ha denunciato la grave assenza dei medici di comunità, «dovrebbero essere sensibilizzati, noi ci sentiamo soli. Ma chi è che fa da direttore d'orchestra in questa rete? - ha chiesto la donna tra le lacrime -. Sto ancora cercando una risposta».

Rosalba Tello

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