E la lettera di Zamberletti fa venire le lacrime agli occhi

Il commissario straordinario degli anni della ricostruzione non è potuto intervenire, ma ha scritto agli amici friulani

VENZONE «L’esperienza dell’amministrazione friulana nel post terremoto si sintetizza in due parole: competenza e rigorosità».

Giuseppe Zamberletti, lo storico Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione, ieri non è potuto esserci, a Venzone, per incontrare quei sindaci con cui, quasi 40 anni fa, lavorò a strettissimo contatto per cancellare l’orrore lasciato dall’Orcolat.

Bloccato a Varese da problemi di salute, però, ha voluto inviare comunque un messaggio – letto con enorme commozione, fin quasi alle lacrime, da Ivano Benvenuti – in cui evidenziare come la ricostruzione in Friuli fu diversa rispetto ad altre parti d’Italia.

«Fra le fotografie della raccolta “La memoria di un evento” – ha scritto l’ex ministro dei lavori pubblici – c’è un’immagine del presidente Comelli che, rivedendola, mi ha procurato una grande emozione. La serenità che si esprimeva dal comportamento di Antonio Comelli e la sua risoluta determinazione nel perseguire i difficili obiettivi che avevamo davanti è stata per me di grande aiuto nello svolgimento del mio lavoro. Debora Serracchiani rappresenta la continuità di una grande esperienza dell’amministratore friulano. Quella che si sintetizza in una guida competente e rigorosa».

Zamberletti, nel municipio di Venzone, non c’è fisicamente, ma le sue parole strappano un applauso corale tra i presenti in sala. «Una tragedia lontana, ma vicinissima – ha scritto – nella memoria di ognuno di noi che quel tempo ha vissuto e sofferto in una comunità cementata dal dolore, ma sostenuta dalla speranza e dalla volontà di lavorare per la rinascita e la ricostruzione».

Un pensiero, quello di Zamberletti, che l’ex Commissario ha voluto porre nero su bianco anche nel volume a ricordo di quei tragici anni “Quando l’amico Franceschino Barazzutti – ha concluso – animatore instancabile dei “sindaci del terremoto” mi ha chiesto di contribuire con una personale memoria all’opera che si voleva realizzare con un’eccezionale documentazione fotografica ho accettato con l’intento di testimoniare ai sindaci tutta la mia ammirazione e la mia gratitudine per avere condotto le comunità locali del Friuli terremotato con amore e con grande sacrificio personale verso il traguardo della “terra promessa” , come la definì in una memorabile omelia l’arcivescovo Battisti». (m.p.)

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