Parco Moretti come un ostello ci dormono fino 70 profughi

Con l’arrivo della bella stagione hanno trasformato lo spazio verde nella loro nuova residenza La notte si riparano fra i giochi dei bambini. I residenti: capiamo il loro disagio ma non è accettabile

UDINE. Trascorrono le giornate stesi sull’erba di parco Moretti e poi la notte, a decine – secondo loro stessi, anche settanta –, dormono tra i giochi dell’area verde cittadina. La storia si ripete: con i primi caldi il “Moretti” diventa un ostello.

Quei profughi, per la maggior parte di origine afghana, in attesa di risposta dalla Commissione di Gorizia, hanno eletto uno dei principali polmoni verdi del capoluogo friulano, a due passi dal centro storico, come loro domicilio cittadino, tra gli allarmi dei residenti che, sempre più spesso, evitano la zona, specialmente durante le ore notturne. Una prima, concreta, avvisaglia di un fenomeno che desta sempre maggiore preoccupazione si era avuta, poche settimane fa, nel momento in cui una quarantina di profughi aveva deciso di accamparsi sotto la Loggia del Lionello seguita, pochi giorni dopo, dal gruppetto di migranti, entrati anche all’interno dell’aula studio universitaria di viale Ungheria, avvistati mentre vagavano per le vie della città.

Ma con l’arrivo della bella stagione, e il contemporaneo innalzamento delle temperature, una buona fetta di afghani e pakistani ospitati a Udine ha ricominciato nuovamente a passare le giornate – e pure le nottate – al parco Moretti, strategicamente posizionato a due passi dalla Questura di viale Venezia dove vengono espletate le richieste d’asilo.

Le foto, scattate ieri pomeriggio, testimoniano come queste persone trascorrano le ore immersi nel verde del parco trasformando – secondi i residenti – «una delle zone più belle di Udine in un’area sempre pià degradata». «Ero abituato a passeggiare nel parco anche dopo il tramonto – racconta un abitante del quartiere –, ma adesso me ne guardo bene. Umanamente, è ovvio, dispiace che queste persone siano condannate a una sorta di limbo, ma trovo vergognoso che una delle aree storiche della città sia deturpata in questa maniera. Mangiano, bevono, gozzovigliano tutto il giorno e, spesso, sfogano i loro bisogni fisiologici all’aria aperta».

E la presenza di escrementi umani – in un’area verde frequentata quotidianamente da centinaia di bambini – rappresenta una delle principali lamentele di chi, attorno al Moretti, vive o lavora. «Qualche giorno fa sono andata a correre al Moretti di prima mattina – sostiene una ragazza – e non soltanto ho visto con i miei occhi alcune persone dormire tra le strutture del parco...». Un altro residente, poi, sottolinea come spesso «stiano ore seduti sui muretti delle case» e come tra le paure principali ci sia quella di «incappare in qualche gesto dettato dalla disperazione».

Proteste, accuse e lamentele, dunque, registrate in un quartiere in cui, come spiega un altro residente, «nel parco si sente sempre più raramente parlare italiano», ma che è figlio di un fenomeno su cui l’amministrazione comunale, con in testa il sindaco Honsell, ha più volte sottolineato la propria impotenza di fronte a numeri e presenze difficilmente gestibili. Al momento, infatti, tra Udine e il suo hinterland sono ospitati 171 richiedenti asilo, mentre se prendiamo in considerazione tutta la provincia, secondo il quadro fornito dall’assessorato regionale all’integrazione, il totale sale a oltre 550 unità. Stando alle comunicazioni ricevute dal Comune, Udine, però, la città, dovrebbe quantomeno essere esentata dalla gestione del centinaio di nuovi profughi sbarcati negli ultimi mesi in Italia – sui 6 mila e 500 che il Viminale vorrebbe trasferire dal Meridione – e che il Ministero degli Interni ha chiesto di ospitare nella strutture del Fvg.

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