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Torrenti: entro l’8 settembre una targa storica per Porzûs

La Regione incaricherà alcuni esperti per una sintesi che sia condivisa da tutti. Serracchiani: partiamo dalle parole che Napolitano ha pronunciato nel 2012

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UDINE. Un cartello, una targa - con il marchio della Regione autonoma - con su scritta la storia dell’eccidio. Questa la domanda avanzata dal nostro giornale in occasione del 25 aprile. Una richiesta che mira a superare per sempre la diaspora scaturita dall’eccidio di Porzus, che ha imbarbarito i rapporti politici, lasciando il Fvg dentro la melma di una guerra fredda che soltanto qui non è mai completamente cessata.

La Regione ha risposto. Lo ha fatto con l’assessore alla Cultura, Gianni Torrenti, e con la presidente, Debora Serracchiani. Il primo ha promesso che quel cartello se non sarà pronto per l’8 settembre, sarà sicuramente visibile per la prossima commemorazione di Porzus del febbraio 2016.

La governatrice si è affidata a una lunga disamina. «Le parole più chiare e inequivocabili - dice - le ha pronunciate il presidente Napolitano, quando nel 2012 ha detto che la strage di Porzus “resta tra le più pesanti ombre che siano gravate sulla gloriosa epopea della Resistenza”. Purtroppo non fu l’unica sanguinosa traccia lasciata dallo scontro delle ideologie sulla nostra Regione, unita nel suo essere terra di confine e quindi sottoposta più di altre a contraddizioni e scontri, anche fratricidi».

La Serrachiani ricorda che «c’è una legge dello Stato che fa esplicito riferimento alla “complessa vicenda del confine orientale”, riconoscendoci una caratteristica peculiare rispetto agli scontri interni al movimento resistenziale italiano, quella che vide aggiungersi alle contrapposizioni ideologiche le aspirazioni territoriali della Jugoslavia comunista».

Tutto ciò - insiste - non è più in discussione, come testimoniano, da parte delle Istituzioni, la decisione di conferire al complesso delle Malghe di Porzus lo statuto di Monumento nazionale. «Per la parte che può toccare solo all’intimità degli uomini, ha invece il valore di un monumento l’abbraccio di pacificazione tra Giovanni Padoan "Vanni", ex commissario politico della Divisione Garibaldi Natisone, con il sacerdote don Redento Bello "Candido", ex cappellano militare della Osoppo».

Infine, «La Regione Autonoma Fvg è sempre presente, alle Malghe di Porzus, alla Risiera di San Sabba e alla Foiba di Basovizza: Monumenti nazionali disgraziatamente unici in Italia, che lo Stato ha identificato come simboli perenni del martirio e del valore di queste terre. Continueremo sempre ad esserci, come Istituzioni e come persone. E, nell’ambito delle competenze della Regione, daremo il nostro contributo perché gli eventi di quel febbraio 1945 siano fruibili e comprensibili».

Torrenti, che si dichiara in perfetta sintonia con l’auspicio avanzato dal nostro giornale, sottolinea che su quanto accaduto a Porzus esistono già svariati studi. «Tuttavia - precisa - ho come l’impressione che fossero viziati dalle posizioni di partenza, dai preconcetti delle due parti. Insomma, entrambi gli approcci mi sono sempre parsi non sufficientemente neutri al punto tale che conducevano a due letture e altrettante valutazioni diverse. Quello che oggi serve è fare pulizia dei preconcetti e trovare la documentazione più vasta possibile».

Tornando all’appello del Messaggero veneto, l’assessore regionale ricorda che già alcuni mesi fa aveva fatto sapere che avrebbe provveduto di interpellare alcuni storici perché fornissero finalmente una chiave di lettura omogenea per arrivare a un’interpretazione quanto più possibile condivisa sull’eccidio alle malghe. «Ne ho parlato pubblicamente - aggiunge - anche in consiglio regionale. E ribadisco che questa cosa va fatta. Ieri ho presentato un documentario su una famiglia di partigiani ebrei triestini.

E ho avuto modo di ripetere che gli istituti del Movimento di Liberazione, assieme all’Anpi e all’Osoppo dovrebbe individuare alcuni storici in grado finalmente di produrre uno studio in grado di superare, anzi, risolvere un problema troppo incarnito nella cultura di questa regione».

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