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Lusevera, il ritorno dell’orso

Ha sbranato un cervo: “Alessandro”, monitorato da quasi un anno, ha percorso 700 km

2 minuti di lettura

LUSEVERA. È tornato a Lusevera l’orso “Alessandro”: questa volta, però, non ha predato pecore, come successo in passato, ma si è cibato delle carni di un cervo. Si tratta di un esemplare non piccolo, ma è arduo dire se sia stato ucciso dall’orso o se il plantigrado si sia limitato a mangiare l’animale morto. Il fatto è accaduto a Tanatcason, nella zona di Musi, in una zona pulita, senza boscaglia, vicino ai cavi dell’alta tensione. «“Alessandro” è tornato a trovare il suo omonimo», ha scherzato l’allevatore Alessandro Dosmo, che con gli orsi e i predatori della zona ha trovato un intelligente modo di convivere. Anche in questo caso, l’orso non ha dato fastidio all’uomo, tanto che Dosmo e la sua famiglia non si sono accorti di nulla. «Per fortuna - ha solo commentato l’allevatore - questa volta non ha puntato agli animali che allevo».

Già a fine febbraio, erano state documentate le prime tracce nella zona di Tanamea e nelle aree di frequentazione degli orsi lungo le pendici del Gran Monte, ma solo da fine marzo è stata confermata la presenza di “Alessandro”, l’animale che ora sta frequentando l’area dell’Isonzo, nella zona ricompresa tra il parco naturale delle Prealpi Giulie, la valle del Mea e le valli del Natisone.

«Dal giugno del 2014, momento in cui era stato dotato di collare - spiega il professor Stefano Filacorda dell’Università di Udine - questo animale ha percorso prima del letargo quasi 700 chilometri e 127 mila metri di dislivello, spostandosi dal Gran Monte al monte Nero, nell’area del parco nazionale del Triglav, al Canin, al Montasio fino a giungere ai boschi sopra Pontebba per poi ritornare verso la Slovenia dove ha trascorso parte dell’estate sopra Plezzo alle pendici del Canin per poi rientrare sul Gran Monte dove ha passato i mesi prima del letargo, dove si è alimentato di nocciole e frutti di sorbo e dove ha successivamente trascorso il letargo stesso».

Questo orso era stato considerato dal governo sloveno responsabile di molti attacchi al bestiame e per questo motivo ne era stato autorizzato l’abbattimento. I dati di telemetria, però, hanno mostrato come il suo comportamento predatorio non fosse così evidente e Lubiana ha, di fatto, evitato la soppressione dell’animale. Ora “Alessandro” è di nuovo nelle Valli dove è stato ripreso sia dalle videocamere del Corpo forestale regionale delle stazioni di Tarcento, Attimis e Cividale sia da quelle dell’Università di Udine. In particolare, la stazione forestale di Tarcento, su indicazione dei cacciatori delle riserve locali, ha potuto documentare il consumo di un cervo da parte di questo animale. «In questo senso - spiega ancora Filacorda - è da ricordare come gli orsi, soprattutto dopo la conclusione del letargo, sono spesso alla ricerca di ungulati morti durante l’inverno o debilitati e alcuni individui riescono anche a catturare dei cervi, come era stato osservato nel 2013 lungo il corso dell’Uccea».

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