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“Le due giornate di Ovaro” in un libro

Ricordato l’eccidio di 28 persone. Agli eredi il brevetto della medaglia d’argento

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OVARO. Affollata presentazione ad Aplis della terza edizione del libro “Le due giornate di Ovaro” che ricorda gli eventi del 1º e 2 maggio 1945, a 70 anni dai fatti che portarono all’eccidio di 28 persone, nella quasi totalità inermi e ignari cittadini e alla morte 88 occupanti cosacchi, militari e loro familiari, nell’attacco partigiano a due edifici dove in si trovavo in attesa della ritirata verso l’Austria.

Nella circostanza il sindaco del Comune carnico, Mara Beorchia, ha consegnato agli eredi delle famiglie della frazione di Chialina la copia del brevetto della Medaglia d’argento al merito civile concessa dal presidente della Repubblica per la rappresaglia subita e per il «luminoso esempio» dato nel soccorrere i nemici feriti nell’esplosione della caserma attacca dai partigiani.

Nel salone del Museo del legno dell’antica segheria veneziana, che fu anche comando clandestino della Osoppo, gremito da quasi 200 persone, con molte altre che non sono riuscite ad accedere, l’opera scritta dal professor Luciano Di Sopra, che da bambino visse quei fatti, e dal giornalista Rodolfo Cozzi, è stata presentata dal giornalista Paolo Medeossi e dagli stessi autori, che ne hanno ripercorso la storia.

Le tre edizioni nell’arco di 15 anni – è stato spiegato – con documenti e testimonianze dirette dei protagonisti e importanti integrazioni emerse da dichiarazioni che sono potute raccogliere soltanto in tempi successivi, hanno condotto verso quest’ultimo libro di 372 pagine, rispetto alle 144 della prima edizione e alle 236 della seconda, per giungere a una verità non di parte, né sottaciuta come era avvenuto, ma piena e condivisa.

Lo stesso presidente dell’Anpi regionale, Elvio Ruffino, ha rilevato che l’Europa nata dalla Resistenza ha portato a una lunga pace e che in questo contesto, come tutti anche la comunità di Ovaro ha il diritto di ricostruire la propria storia e che alla luce di un accertamento sereno e veritiero qualsiasi vecchio testo può essere riscritto.

Preziosa anche la testimonianza del dottor Romano Marchetti, nome di battaglia Cino da Monte, che con i suoi 102 anni è un monumento vivente della Resistenza, il quale ha ricordato di essersi fieramente opposto all’attacco partigiano agli occupanti cosacchi in ritirata e che ancora pensa che si sarebbe potuto opporre forse ancor più strenuamente a quella «folle e ingiustificata azione».

Nell’occasione, dopo gli interventi dei precedenti primi cittadini di Ovaro Lino Not e Romeo Rovis, l’editore Giovanni Aviani Fulvio ha assicurato l’impegno a proseguire il filone dei libri storici che interessano la regione e la Carnia in particolare, mentre il sindaco Beorchia ha anche anticipato l’intitolazione del nuovo asilo comunale al medico Luigi Covassi che fu in prima linea nel soccorrere indistintamente tutti i feriti di quelle tremende giornate.

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