Il lungo abbraccio tra Friuli e Abbruzzo

La solidarietà per il sisma che ha colpito l'Abruzzo segna la sfilata delle penne nere

INVIATO ALL’AQUILA. Sfilano gli alpini del Friuli Venezia Giulia e un boato si leva da dietro le transenne, lungo i due chilometri di percorso. È il momento che suggella il gran finale dell’adunata nazionale 2015. E quando si incrociano le note del “Trentatrè” suonate dalla fanfara della Julia, accanto alla tribuna d’onore, e dalla fanfara in congedo di Udine, è l’apoteosi.

Gli alpini friulani sono riusciti a far sorridere, a ridare speranza agli amici abruzzesi. Solidarietà e coraggio espressi da numerosi striscioni, che possono essere riassunti in quello portato dalla sezione udinese: «Nel ricordo che ci accomuna, i friulani abbracciano i fratelli abruzzesi».

Sintetizza Giovanni Gasparet, presidente della sezione di Pordenone, città che porta a L’Aquila, sotto un sole cocente rispetto alla grandine dello scorso anno, l’onda lunga dell’adunata 2014: «Questa città aveva bisogno di una scossa, non di morte ma di speranza: credo che gli alpini siano riusciti a lanciare questo messaggio. Ci siamo stati, ci siamo e ci saremo».

Adunata 2015 a L'Aquila, sfilano i friulani

Con mezz’ora di ritardo sulla tabella di marcia sono le penne nere della sezione Carnica ad aprire la sfilata per il Friuli Venezia Giulia. Quest’anno la sequenza della sfilata era stata programmata in rigoroso ordine alfabetico e la regione si è sentita davvero un tutt’uno. Un altro “piccolo miracolo” degli alpini. “Carnia fidelis” recita il primo striscione, preceduto dalla banda di Val di Gorto. Carnia “sicuro punto di riferimento per l’Italia intera” grazie ai “fradis cjargniei”, esalta lo speaker, perché molti italiani sono «memori del servizio militare svolto in quelle caserme, da Tolmezzo a Tarvisio».

Fradis che difendono la memoria dei ragazzi del Pal Piccolo e Pal Grande, «che hanno obbedito e sacrificato la loro vita», terra «amara, ma che sa riconoscere la forza dei suoi uomini». La sezione di Cividale del Friuli scuote L’Aquila aprendo la sfilata con uno striscione che vuole risollevare questa terra martoriata: “Gli alpini ricostruiscono ciò che il terremoto distrugge”.

Adunata a L'Aquila, la sfilata vista dall'interno del corteo

La banda alpina di Orzano scandisce il passo, la gente rende omaggio alle valli «che hanno conosciuto il sacrificio e la storia cattiva, aggressiva, che troppo spesso non si vuol raccontare perché ritenuta troppo recente». Poi l'arrivederci, al raduno del Battaglione Cividale, il 20 giugno in Friuli. “Mai daur” è lo slogan delle penne nere della sezione di Gemona: «Passa la parte più bella, quella che vuole darci la speranza, che ha senso di dovere e altruismo, che fa della vostra terra la grande realtà che sono gli alpini d’Italia».

Mentre sfilano viene ricordato il sisma del 6 maggio 1976, quella scossa che «i gemonesi condividono con voi aquilani, quella scossa che ha fatto conoscere e toccare la solidarietà». Il messaggio, a coloro che sono ancora in ginocchio, spesso addirittura ancora fuori dalle proprie case: «Di fronte a difficoltà e tragedie, gli alpini sono uniti e stretti». Gorizia è la città natale del battaglione alpini L’Aquila e le penne nere che sfilano in Abruzzo ricordano «le undici battaglie dell’Isonzo», i sacrifici della prima guerra mondiale. Il coro Ana Ardito Desio apre la sfilata della sezione di Palmanova, la città stellata per difendere la porta orientale «dalle invasioni turche e panslave».

Eccoli, gli alpini, che portano «gli ideali dei loro padri, che sono quelli del futuro». Tocca a Pordenone, città salutata da un lungo applauso, invidiata per l’organizzazione del grande evento, l’anno scorso, e per la partecipazione di penne nere oltre le aspettative, 1.500. Col presidente della sezione sfila il tenente colonnello David Colussi, originario di Casarsa e comandante del battaglione L’Aquila, proprio qui, in Abruzzo.

Poi ci sono una dozzina di sindaci col presidente della Provincia Claudio Pedrotti, il coro Ana Montecavallo: «Non possiamo non essere presi dalla commozione vedendo l’incedere di Pordenone, che ci ha regalato magnifiche giornate». Lo speaker snocciola i numeri, quelli di 72 gruppi con le porte «sempre aperte: è la più bela fameja».

L’invito agli aquilani: «Quando vi sale la malinconia, bussate a una di queste porte, troverete qualcuno a tendervi la mano. Pordenone è con voi!». Perché la Destra Tagliamento è terra di solidarietà, dimostrata dalla presenza del Cro e dalle tante iniziative a favore dei bambini stranieri, sino all’Asilo Sorriso costruito nell’ex sede Armir a Rossosch. Passano le rappresentanze di Trieste e poi tocca alla sezione di Udine.

Un quarto d’ora di applausi, da quando la fanfara dei congedati della Julia incrocia, accanto alle tribune, quella degli effettivi. È una stretta di mano, un abbraccio ideale con e tra le note del “Trentatrè”. Passa la sezione che «da sempre porta nel cuore e nel mondo il nome della Julia».

Dietro le transenne cantano “O ce biel cjscjel a Udin, o ce biele zoventut” e la terra trema ancora, ma di gioia: «Laddove ci sono ferite aperte fate intervenire il cuore alpino», esorta lo speaker al passaggio del coro di Passons. Omaggio de L’Aquila ai friulani la cui parola d’ordine è “dovere”. Anche di condivisione, non solo delle gioie, ma pure delle fatiche, come quella della ricostruzione. I volontari, qui in Abruzzo, sono venuti e per tanti turni, anche con la Protezione civile. Se ci sarà bisogno torneranno. Ecco il significato dello striscione «Nel ricordo che ci accomuna i friulani abbracciano i fratelli abruzzesi».

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