Profughi in villa, scatta l’azione legale

Il conte Lovaria: «Comprendo il dramma umano, ma la storica dimora di Pavia va tutelata»

UDINE. Nessuno si era degnato nemmeno di informarlo. Il conte Francesco Lovaria ha scoperto che nella “sua” abitazione sarebbero stati ospitati 38 profughi solo leggendo il Messaggero Veneto.

E non stiamo parlando di una casa qualsiasi, ma di villa Lovaria a Pavia di Udine, un immobile tutelato dalla Soprintendenza che ospita cinque appartamenti quattro stelle e un ristorante di alto livello.

Dove di preciso dovrebbero essere ospitati i profughi, attesi per lunedì, resta un mistero anche perché la villa - assicurano i discendenti del conte Antonio Lovaria - non è attrezzata per essere un albergo e tanto meno un campo profughi.

Per questo motivo ieri l’avvocato Maurizio Miculan ha chiesto al prefetto di revocare qualsiasi atto finalizzato ad autorizzare l’ospitalità dei profughi e di vietare qualsiasi utilizzo della villa diverso dalla propria storia e dalla propria destinazione nonché contrario alla legge che prevede che «i beni culturali non possano essere distrutti, deteriorati, danneggaiti o adibiti a usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione».

Non solo. Miculan ha anche presentato una denuncia querela chiedendo alla Procura il sequestro preventivo della porzione di villa di proprietà di Alessandro Viscovich. Il trasferimento dei profughi sarebbe infatti stato programmato in virtù di un accordo tra la Croce Rossa e lo stesso Viscovich, nominato erede da un nipote di Antonio Lovaria.

Tra lo stesso Viscovich e Francesco Lovaria, che insieme ai frafelli Andrea, Anna e Isabella è proprietario di circa il 60% della villa, è pendente anche una causa di divisione.

«Il conte ovviamente non ha nulla contro i profughi nei confronti dei quali ha manifestato la massima condivisione per il dramma umano che stanno vivendo ma - precisa il legale Miculan - ritiene anche che un bene storico e artistico come villa Lovaria debba essere tutelato nel rispetto della legge vigente. L’auspicio quindi è che si trovino soluzioni diverse per l’ospitalità».

La preoccupazione di Lovaria è che l’immobile, privo dei requisiti minimi per poter svolgere un’attività alberghiera, e in particolare gli affreschi, le statue, gli stucchi e gli alberi secolari del parco, possano essere danneggiati. Da qui la richiesta di sequestro preventivo alla Procura.

L’edificio originario venne costruito nella seconda metà del XVII secolo e rappresenta un tipico esempio architettonico in cui si sono fusi il modello della casa padronale friulana con quello della villa veneta patrizia.

Anche il sindaco di Pavia di Udine, Emanuela Nonino si era detta perplessa sul fatto che «una villa storica, fiore all’occhiello non solo della nostra comunità ma dell’intero Friuli, con dei vincoli architettonici, venga deputata a questo uso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Video del giorno

Stefano, vita da crossdresser: "Sono padre, marito, eterosessuale e mi vesto da donna"

Porridge di avena alla pera e nocciole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi