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Svolta CoopCa: rimborsi del 50% ai soci, pagano le “coop rosse”

Dopo il pressing della Regione, Distretto e Lega decidono l’atto di liberalità. A questa percentuale si aggiungerà l’eventuale esito del concordato

di Stefano Polzot
3 minuti di lettura

UDINE. Il momento più drammatico si è vissuto nel giorno della Festa della Repubblica: nel pomeriggio, a trattative febbrili in corso, è piombata la notizia che quel corpo esanime, trovato poche ore prima ai piedi del ponte in località Pissebus a Tolmezzo, era del commercialista Alfio Colussi, consigliere di amministrazione di CoopCa, tra gli indagati per il crac dell’azienda carnica.

Un evento, paradigmatico della sofferenza della Carnia, che ha ancora di più dato ragione agli sforzi in atto da tempo per realizzare la svolta patrocinata dalla Regione ovvero che metà del prestito sociale sia rimborsato ai soci a piè di lista dalle coop rosse per allentare le sofferenze di un territorio.

Il passo in avanti sancito ieri da Legacoop e dalle aziende del Distretto adriatico (Coop Nordest, Coop Adriatica e Coop Estense, in procinto di fondersi), è solo il tassello di un mosaico più complesso che dà gambe e speranza a soci, risparmiatori e dipendenti di un’istituzione della Carnia finita nel vortice di scelte sbagliate e di una crisi irreversibile.

Le trattative

E’ da un mese che il tandem composto dalla presidente della Regione, Debora Serracchiani, e dal suo vice, Sergio Bolzonello, sta tessendo le fila di un accordo finalizzato a consentire di dare solidità a una proposta concordataria troppo debole per poter avere un futuro. Lei a Roma, in stretto contatto con i vertici della cooperazione e in particolare di Legacoop e Nordest, lui tra Trieste, Udine e Bologna, cinghia di trasmissione delle relazioni locali. Il mosaico si è composto solo ieri dopo che le trattative si erano incrociate tra il Friuli, in particolare Pordenone dove c’era un’assemblea di Nordest col presidente Paolo Cattabiani, Bologna, capitale della cooperazione rossa, e Roma.

L’appello

In mattinata l’accordo si è chiuso e sono stati sanciti i passi formali. Serracchiani e Bolzonello hanno divulgato un appello al mondo della cooperazione «per trovare una soluzione al drammatico stallo in cui si trovano CoopCa, i lavoratori e i detentori del prestito sociale. In nome della solidarietà - hanno scritto - che è tra i fondamentali principi della cooperazione, siano fatti altri e più importanti sforzi per non lasciare solo il territorio, i lavoratori e i cittadini della Carnia. La Regione nell’ultimo mese ha fatto davvero tutto il possibile per sensibilizzare tutti i soggetti che potrebbero dare un contributo e ora è il momento affinché la buona volontà sia concretizzata».

Le coop rosse

Poche ore e arriva la risposta del sistema cooperativo di Legacoop Fvg e del Distretto adriatico. «Pur avendo già attivato iniziative e azioni concrete a sostegno della situazione di crisi di CoopCa - scrivono il presidente del Distretto, Massimo Bongiovanni, e il responsabile di Legacoop Fvg, Enzo Gasparutti - riteniamo doveroso raccogliere l’appello della Regione a promuovere ulteriori e significativi interventi.

Siamo impegnati a promuovere e conseguire, in tempi molto ravvicinati, un’ulteriore azione da parte delle proprie associate e dei loro consigli di amministrazione sia per realizzare un sostegno finanziario nei confronti dei soci prestatori sia con modalità specifiche per offrire sostegno a quei lavoratori CoopCa che ritenessero di attivare iniziative imprenditoriali rivolte a dare continuità ad alcuni esercizi della CoopCa stessa».

Dietro la riservatezza delle parole, sveliamo i numeri dell’intesa. Come atto di liberalità, le cooperative destinano circa 13,5 milioni di euro per rimborsare metà del prestito sociale versato dai 3 mila prestatori e bloccato dal 17 novembre scorso. Questo come scelta distinta - anche se parallela - dal piano concordatario. A questa cifra si aggiunge quanto potrà arrivare alla categoria dei creditori chirografari dall’attuazione del piano stesso.

La stima - tenuto conto dell’intesa che si profila per il magazzino di Amaro e della possibile cessione di altri negozi - è di una quota variabile da un minimo del 5 al 25 per cento del risparmio versato. Un rimborso questo che dipende dalle variabili connesse all’attuazione del concordato, mentre per quanto concerne la quota di liberalità del 50 per cento non è in discussione.

Chi ha versato i propri risparmi a CoopCa, in sostanza, potrà contare almeno su metà dei soldi versati dalle grosse cooperative direttamente ai prestatori; un valore che potrebbe salire, poi, in relazione all’andamento del concordato. Probabilmente il rimborso si attesterà fino a un massimo del 75 per cento del valore dei libretti.

Lo stallo delle coop bianche

Se da Bologna sono arrivati fatti e soldi, da Confcooperative nessuna certezza. «Ci stiamo dando da fare anche con il nostro presidente nazionale - afferma il referente regionale Franco Bosio dopo l’appello della Regione - ma la situazione è parecchio delicata. Non possiamo obbligare le nostre cooperative a intervenire in un’operazione che in futuro potrebbe metterle in difficoltà. Il discorso di una newco in questo momento appare frenato, e se non troviamo una cooperativa disposta a investire, non possiamo neanche pensare di utilizzare i nostri fondi per lo sviluppo della cooperazione e dare una mano per quanto ci è possibile. Non si tratta di milioni, ma sarebbe un contributo importante»,

Il concordato

E’ evidente che la successione degli eventi ha un unico fine: consentire al giudice delegato di poter ravvisare nella proposta emendata di concordato che l’avvocato di CoopCa, Giuseppe Campeis, consegnerà domani mattina, quegli elementi di novità che consentiranno di dare gambe al concordato (in ogni caso sottoposto all’esame dei creditori il 20 giugno) e scongiurare un fallimento che, con effetto domino, cancellerebbe, con ogni probabilità, anche i passi in avanti compiuti nelle ultime ore.

Un piano, che parte dalle offerte di acquisto di 11 su 40 negozi da parte di Nordest, Conad, Alì, Despar e Discount (circa 15 milioni in tutto); aggiunge l’offerta di Banca di Cividale per acquisire il magazzino di Amaro (10,8 milioni come base, somma che potrebbe aumentare); inserisce l’acquisizione di altri punti vendita da parte dei dipendenti che avrebbero alle spalle l’apporto delle tre coop potendo agire in franchising per loro conto. La meta dei 32 milioni di attivo concordatario, in sostanza, sarebbe molto vicina.

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