Aspiranti chef dello Stringher: la cucina non è uno show in tv

Bando ai programmi gastronomici, gli studenti dell’alberghiero puntano alla preparazione

UDINE. Il loro sogno è una carriera tra fornelli e piatti gourmet, ma a finire sotto le grinfie dei “tremendi” giudici Carlo Cracco, Joe Bastianich e Bruno Barbieri proprio non ci pensano.

Pochi “Masterchef”, dunque, tra i maturandi della sezione di enogastronomia dell’istituto alberghiero Stringher: a sentire i ragazzi appena usciti dalla prova orale degli esami di ieri, sembra che la tivù non rappresenti la scorciatoia giusta per arrivare al successo, ma piuttosto un canale che fa credere a tutti quanti, con quattro nozioni in tasca e un po’ di manualità, di poter diventare chef stellati.

Stare in cucina, invece, è un mestiere duro e faticoso, osservano Luca e Giovanni: «Ci vuole passione e sacrificio e invece quei programmi pilotati fanno passare l’idea che fare il cuoco sia semplice e che tutti quanti possono aprire un ristorante».

Altro che Gordon Ramsay e le sue “Cucine da incubo”: «Da noi non si scherza e bisogna sgobbare, far funzionare un locale non è un gioco come in tv», aggiunge Giovanni, che ha preparato la sua tesina sul rugby e l’alimentazione equilibrata degli atleti, abbinando così le sue due più grandi passioni.

E mentre il ragazzo ha già le idee chiare sul fatto di lasciare l’Italia per lavorare e farsi ambasciatore del buon cibo locale all’estero, l’amico Luca è ancora indeciso sul suo futuro e non sa se specializzarsi in una scuola d’alta cucina o andare alla scoperta della Cina e dell’America. Nemanja – per tutti Nema – ha 18 anni, è italiano ma i suoi genitori sono di origine bosniaca; fin da piccolo sognava di diventare un cuoco e il suo obiettivo è aprire un ristorante in Austria che “sposi” la tradizione dei sapori balcanici all’eleganza dei piatti giapponesi.

«La cucina - dice - è un’arte, che si esprime attraverso il cibo e in questo gli asiatici sono maestri». Anche Davide – aspirante barman – vorrebbe un locale tutto suo, ma senza troppe pretese e con lo scopo di far socializzare i giovani, attraverso cibo, giochi e cocktail.

«Assieme ad amici – racconta – lavoriamo al progetto di creare uno spazio in cui oltre al servizio bar mettiamo a disposizione giochi da tavolo e videogiochi, per far sì che anche gli appassionati dei videogames, invece di cristallizzarsi davanti al monitor del loro pc, trovino la motivazione per uscire e socializzare». Gli studenti della sezione dedicata ai dolci, invece, anzichè pasticciare con gli ingredienti e sfornare torte profumate preferiscono cambiare rotta e concentrarsi sulle proprietà nutrizionali degli alimenti: più di qualcuno proseguirà infatti gli studi in Scienze degli alimenti.

Come Niccolò, che prima però vuole prendersi un anno di riposo e fare qualche esperienza in attesa di diventare dietologo, e Mattia, amante della cucina molecolare, che intende abbinare lo studio degli alimenti alla passione per la pasticceria.

La sua compagna di classe Agnese s’iscriverà a ingegneria gestionale, mentre Erica proseguirà gli studi nel campo della formazione dei più piccoli. Del resto la mania Usa del cakedesign, tra muffin, cupcakes e torte ricoperte di pasta da zucchero è sbarcata anche in città ma, per Erica, «è tutta scenografia e poca salute: all’inizio pensavo la mia strada fosse questa, poi ho capito che preferivo fare altro».

Mode e programmi che secondo Mattia «fanno apparire solo bello ciò che buono non è, e non mostrano la cucina com’è nella realtà». Insomma, più che apparire, per i ragazzi conta ancora il “saper fare e inventare”.

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