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I friulani? Li trovi al bar: ogni giorno spendono 153 mila euro

Il giro di affari nei 490 locali cittadini. In regione si arriva a 1,4 milioni. Lo scontrino medio è di 3,90. Ma il 50% delle nuove realtà chiude o passa di mano

2 minuti di lettura

UDINE. Mollo tutto e apro un bar sulla spiaggia. È il sogno di molti, realizzato da pochi. L’equazione «bar uguale soldi-facili» è diffusa, ma non sempre è giusta: il tasso di sopravvivenza è del 50% e non stiamo parlando dei locali in riva al mare, ma dei 490 oggi presenti a Udine; dei 4.484 della regione.

A snocciolare numeri e consigli ieri, Là di Moret, ci hanno pensato il vicepresidente di Confcommercio Udine Carlo Dall’Ava; il responsabile del settore politiche per lo sviluppo di Confcommercio Roma Fabio Fulvio e il responsabile dell’ufficio studi Fipe Roma Luciano Sbraga.

I numeri

I bar in città a fine marzo erano 490, sostanzialmente gli stessi dello stesso periodo dell’anno scorso (due meno); 58 in più rispetto al 2009 (+13,43%). In provincia sono 2.229 (per 1.779 imprese titolari di più bar), mentre in regione 4.484 (3.535 imprese). Ogni giorno nei bar di Udine si spendono quasi 153 mila euro; 697 mila in tutta la provincia; 1,4 milioni in Fvg. Lo scontrino medio è di 3,90 per 360 mila transazioni commerciali. Gli addetti, poi, in tutta la regione sono 9.800 mila, di cui 5.400 dipendenti e di questi 4.700 sono in provincia di Udine. Numeri, questi, che non tengono conto dei bar di ristoranti e alberghi.

Il turnover

Negli ultimi sei anni il numero dei bar in città è aumentato del 13,43% (il 7% in regione), corsa che ha registrato una frenata nel primo trimestre di quest’anno. «Ma il dato che deve far riflettere è quello relativo ai turnover: il 50% dei nuovi bar passa di mano o chiude.

«Il bar – rileva il vicepresidente e responsabile Turismo di Confcommercio Udine, Carlo Dall’Ava – è da sempre un comparto imprenditoriale dinamico. Si tratta di un fenomeno che deve essere interpretato secondo una duplice chiave di lettura, ovvero in termini di vitalità imprenditoriale, ma anche di fragilità. Quando il turnover è costituito da un elevato numero di imprese che aprono e, al contempo, da un altrettanto elevato numero di imprese che cessano l’attività, non si possono non rilevare anche le implicazioni negative di tali dinamiche.

Troppe volte – ha aggiunto Dall’Ava – ci si indebita nella convinzione che comunque il bar garantirà lavoro e la possibilità di far fronte agli impegni presi, ma non sempre è così».

Le consumazioni

In termini di atti di acquisto le bevande calde (caffè, cappuccino, infusi) rappresentano il 37% del totale. Acque minerali e bevande analcoliche assorbono circa un quinto del volume degli acquisti, mentre non va trascurato il 10% relativo ai cosiddetti acquisti d'impulso (snack, gelati, caramelle). Contenuto il ruolo del food, ma in questo caso è determinante la specializzazione del bar.

Nei “lunch bar”, infatti, la componente food rappresenta, sempre in termini di numero di atti di acquisto, circa un quarto dei consumi. Lo stesso si può dire per le bevande alcoliche che rappresentano, in media, il 13% dei volumi mentre nel segmento serale (“evening bar”) arrivano al 31,1%.

Il locale “preferito”

Il criterio di prossimità è decisivo nella scelta del bar. Sommando chi sceglie il bar perché “comodo” con chi va in quello specifico bar regolarmente, abbiamo una quota di oltre l’80%. Si tratta di un fenomeno che riguarda principalmente i bar specializzati per colazione e pranzo. Solo il 5,6% sceglie sulla base del prezzo. Per i bar serali le variabili sono diverse perché in questo caso il consumatore è disposto a muoversi per frequentare il bar “giusto”.

Il bar è un luogo per tutti, ma il profilo della clientela vede una prevalenza di donne (52,9% del totale), età compresa tra i 25 ed i 44 anni (52%) e occupati come condizione professionale (57,1%).

Una grande azienda

In Friuli, il bar è luogo di socializzazione; punto di ritrovo di interi paesi, ma è anche una delle maggiori aziende e come tale, per sopravvivere, ha bisogno di professionalità, di scelte strategiche mirate. «Per questo – ha ricordato ieri Dall’Ava – è stata realizzata la collana delle Bussole, pubblicazioni pratiche (25 euro l’una, ndr) su come fare bar, ristorante o vendere on line.

Un manuale per non partire alla cieca, in cui si prendono in considerazioni tutte le variabili; le spese. Come quella dell’affitto – ha concluso il vicepresidente –: a Udine, per esempio, si pagano affitti più cari che a Milano. C’è qualcosa che non torna».

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