Corruzione per i traffici ucraini: tre anni a un ex giudice di pace

Antonio Traverso condannato in abbreviato, il suo capo Pietro Volpe a giudizio anche per abuso d’ufficio. Erano accusati di “pilotare” i ricorsi degli autotrasportatori. Assoluzione piena invece per l’avvocato Tascioni

UDINE. Si era parlato di un “inciucio”. Di una “combine” tra giudice di pace e avvocato, per favorire i traffici illeciti di autotrasportatori ucraini.

La Polizia stradale li pizzicava e sanzionava, disponendo il fermo amministrativo dei rispettivi furgoni, e loro, trasferendo a Pontebba la competenza dei relativi ricorsi, li graziavano, accordandosi per la sospensione della contravvenzione o per il dissequestro del mezzo. Consentendo in tal modo il perpetuarsi di un’attività abusiva che, dribblando il Fisco, ingrassava un giro d’affari calcolato in circa 120 milioni l’anno.

L’altro giorno, l’inchiesta giudiziaria che aveva scoperchiato il caso è approdata alle prime sentenze: sfavorevoli quelle pronunciate nei confronti dei protagonisti della vicenda, positive quelle che hanno scagionato due dei tre coimputati per il concorso in altrettanti (singoli, quindi) episodi.

Celebrato davanti al tribunale di Bologna (competente nei procedimenti giudiziari relativi a magistrati, anche se onorari come in questo caso), il processo con rito abbreviato a carico di Antonio Traverso, 77 anni, di Pontebba, giudice di pace in pensione, si è chiuso con la sua condanna a tre anni di reclusione.

Era accusato di corruzione in atti giudiziari e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale. Il pm Morena Plazzi aveva chiesto la sua condanna a 4 anni.

Per Pietro Volpe, 54 anni, di Trieste, chiamato in causa in qualità di avvocato difensore degli autotrasportatori stranieri, ma indicato anche quale coordinatore dei giudici di pace del circondario di Udine, il gup Letizio Magliario ha disposto invece il rinvio a giudizio.

Accusato di avere “pilotato” oltre 80 ricorsi, nel corso del 2012 e fino al marzo del 2013, al culmine delle indagini, il 3 febbraio dell’anno scorso, fu raggiunto da misura di custodia cautelare ai domiciliari. Per lui, che non aveva chiesto l’ammissione a riti alternativi, il processo dinanzi alla II sezione del tribunale collegiale di Bologna comincerà il 20 ottobre.

Dovrà rispondere delle stesse ipotesi di reato di Traverso, oltre che di abuso d’ufficio e di violenza a pubblico ufficiale, ossia delle minacce che avrebbe rivolto in momenti diversi a tre giudici di pace (a Pordenone, Gorizia e Monfalcone).

Esce a testa alta dal processo, invece, l’avvocato udinese Andrea Tascioni, 41 anni, assolto «perchè il fatto non sussiste» dall’ipotesi di concorso in abuso d’ufficio con l’ex sottufficiale triestino Gennaro Turco, 59, che ha scelto di affrontare l’udienza preliminare e che è stato rinviato a giudizio come Volpe.

Il pm aveva chiesto anche per il legale la condanna, indicando una pena di 8 mesi senza condizionale. Assolta pure Orysya Chervinska, 38, ucraina residente a Udine, accusata di corruzione in concorso con Volpe, in relazione a una presunta promessa di denaro in cambio dell’aiuto per un ricorso.

Grande soddisfazione è stata manifestata dall’avvocato Massimo Cescutti, difensore del collega Tascioni.

«L’assoluzione è stata pronunciata con la formula di cui al primo comma dell’articolo 530 del Codice di procedura penale, cioè senza dubbi di sorta per insufficienza di prove – ha commentato Cescutti –. Forse, l’inchiesta si è appiattita un po’ troppo sulla denuncia (l’esposto presentato dalla ditta di trasporti udinese “Hermes express”, ndr), senza approfondire altri aspetti non meno interessanti e coinvolgendo persone, come l’avvocato Tascioni, che nulla c’entravano e che proprio a seguito delle indegini, ha avuto problemi seri di salute, dai quali si è fortunatamente ripreso».

Tascioni erano finito sotto inchiesta per due ricorsi presentati al giudice di pace, in relazione al fermo di due furgoni: clienti che si erano rivolti a lui, su consiglio di una badante ucraina. «Per quella pratica contattò Volpe, è vero – ha aggiunto Cescutti –, ma si strattò solo di una normalissima collaborazione professionale».

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