Il gruppo Safilo investe su Martignacco: «Fabbrica strategica»

Il sito tornerà a produrre occhiali, ora si fa solo la finitura. L’investimento prevede l’acquisto di macchinari in Cina

MARTIGNACCO. Il fantasma della delocalizzazione fa sempre meno paura. Specie alle aziende del fashion che a vent’anni dall’esodo verso Paesi dell’Oriente, più e meno estremo, attratti dal richiamo del basso costo del lavoro e dalla promessa di aumento dei profitti, hanno iniziato a fare dietro front.

Varcando al contrario le frontiere. Gli analisti economici lo chiamano “back reshoring”. Tradotto: rilocalizzazione.

Un fenomeno cresciuto a dismisura negli ultimi anni, specie in Italia dove la “certificazione” del prodotto e la garanzia di lavorazioni d’altissima qualità sono da sempre ingredienti essenziali alla fortuna delle nostre imprese. Al punto da diventare per talune motivo di rientro. Un “ritorno a casa” che stavolta investe direttamente il Friuli Venezia Giulia.

E in particolare lo stabilimento Safilo di Martignacco, con i suoi circa 250 lavoratori. Da sito di finissaggio, la fabbrica friulana tornerà a essere a tutti gli effetti un sito produttivo.

Lo fa sapere l’azienda che a tal fine ha investito in nuovi macchinari: attesi dalla Cina per il mese di novembre, consentiranno a tutti gli effetti la ripartenza delle lavorazioni anche in Friuli, all’interno di uno stabilimento che quindi non si limiterà più a finire gli occhiali ma a produrli nell’interezza.

In quest’ottica, i lavoratori - per i quali è stato prorogato di sei mesi il contratto di solidarietà, «solo a scopo cautelativo», assicura l’azienda - saranno interessati da percorsi formativi avviati proprio in questi giorni. Coinvolgendo, allo stabilimento veneziano di Santa Maria di Sala, un primo gruppetto di maestranze friulane.

L’obiettivo - fa sapere ancora l’azienda - è quello di formare nell’interezza, a 360 gradi, la forza lavoro di Martignacco, così che tutti sappiano fare tutto. Presupposto ormai essenziale a garantire la flessibilità di cui necessitano le imprese. Se negli anni ’90, Friuli e Cadore hanno letteralmente assistito alla fuga delle occhialerie, quel ciclo pare ormai concluso.

Safilo lo ha messo nero su bianco nell’ambito della sua strategia che guarda al 2020. Entro quella data, l’obiettivo della più grande azienda d’occhiali del Paese è infatti invertire le attuali percentuali di produzione che vedono la quota nazionale ferma al 30% contro il 70% di quella estera. Quel che si faceva fuori, tornerà dunque a essere prodotto in Italia.

La nuova filosofia si può toccare con mano a Martignacco, stabilimento finalmente liberato dalla spada di Damocle che da qualche anno si portava sul capo e pronto a riabilitarsi nel più ampio panorama del gruppo, dove anzi promette d’essere strategico in una sempre maggiore sinergia con i siti di Santa Maria di Sala (Venezia) e Longarone (Belluno).

Basta un’occhiata alle province sedi degli stabilimenti - Udine, Venezia e Belluno - per fare un salto indietro nel tempo, alla vecchia geografia dell’occhiale made in Italy. Stavolta però senza rimpianti. Quella pagina di florida economia italiana, figlia del Nordest, sta per tornare. Pronta a fare la sua parte nel riscatto dalla crisi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

I soldati ucraini sbagliano a usare il mortaio

Bruschette integrali con fagioli e zucchine marinate

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi