Linea interrata? E' analfabetismo tecnologico

Mi pare interessante discutere dell’attuale dibattito, in corso in regione, relativo allo stop ai lavori, imposto dal Consiglio di Stato, alla costruzione dell’elettrodotto Udine-Redipuglia, in accoglimento delle istanze del locale comitato Nimby.

Non discuto delle decisioni operate dai giudici: il loro modo di procedere, ragionare e decidere è, per me, da sempre opaco ed incomprensibile. Le sentenze si rispettano, perché così è giusto che sia. Ma, spesso, non si comprendono, e questo, per la verità, è un pò meno giusto.

Detto questo, vorrei invece argomentare in merito alla posizione assunta da alcuni gruppi politici presenti in Consiglio: «L’elettrodotto va interrato, senza se e senza ma», leggo stamattina sul Messaggero Veneto. Un elettrodotto non è un tubo dell’acqua, e questo pare chiaro, no? E le ragioni che ne sconsigliano l’interramento sono molte.

In primo luogo il monitoraggio a vista delle condizioni di isolamento verrebbe impedito. Non sarebbe cioè possibile attivare alcun piano poco costoso ed affidabile di manutenzione preventiva.

Quindi, un guasto all’isolamento, verificabile, come detto, spesso solo ex post, determinerebbe importanti ricadute in termini di sicurezza della popolazione. Probabilmente tale guasto, non identificato tempestivamente (e non facilmente ricercabile), genererebbe tensioni di passo enormi e causerebbe, con molta probabilità, eventi mortali.

In terzo luogo la presenza di elevatissime tensioni elettriche genera potenziali correnti di corrosione galvanica enormemente accentuate rispetto a quelle prevedibili in un qualsiasi altro interramento di condotte tecniche (linee telefoniche, acqua, gas). E la corrosione galvanica accelera il processo di degrado della struttura di contenimento ed isolamento.

La quarta ragione sta nel fatto che la manutenzione su guasto, di una linea interrata, richiede tempi tecnici molto elevati, giorni o settimane; ordini di grandezza superiori alla manutenzione di una linea aerea.

In quinto luogo la protezione dalla componente magnetica degli Elf, quella ritenuta dallo Iarc “possibile cancerogeno per l’uomo” (Gruppo 2b), risulterebbe nelle linee interrate, di fatto, paragonabile a quella delle linee aeree. Il campo elettromagnetico Elf risulta infatti composto da due componenti: elettrica e magnetica.

La prima, originata dalla presenza di tensione, risulta facilmente schermabile, la seconda, quella magnetica, si genera a causa della corrente elettrica presente in linea e non risulta facilmente contenibile, a meno di utilizzare involucri in ferrite pura.

E come ci si difende da questa componente? Nelle linee aeree semplicemente distanziando le stesse dai possibili obiettivi (uguale persone). Il decadimento segue una legge quadratica: un raddoppio di distanza riduce di quattro volte il campo.

È per questo che gli elettrodotti ad alta tensione sono molto alti. Si fa in modo che l’irraggiamento da campo magnetico, al suolo, divenga trascurabile e compatibile con la legislazione vigente. In una trasmissione a 380 kV interrata, invece, la componente magnetica è più che quadruplicata sulla linea d’asse rispetto ad un’installazione . “open air” alta 24 metri. Tale esposizione a campi magnetici diviene invece minore oltre i cinque metri dall’asse di trasmissione (a livello del suolo). Insomma, la linea interrata, complessivamente, non riduce l’emissione e i due profili di esposizione risultano tra loro paragonabili.

Infine una linea aerea da 220 kV costa, in condizioni di installazione normali, 200 mila euro al chilometro. Una linea interrata avente la medesima tensione costa, viceversa, circa un milione di euro al chilometro.

Cinque volte di più. Una linea a 380 kV interrata, d’altra parte, aumenta fino a 13 volte i costi di installazione rispetto all’equivalente linea aerea. Indovinello: chi paga, alla fine, i costi dell’interramento? In definitiva i gruppi consiliari che propongono l’interramento sono, probabilmente, analfabeti tecnologici. E questo non è sopportabile in chi opera scelte che coinvolgono la collettività.

* ingegnere di Pordenone

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