Ma Bankitalia avverte: manca una legge

Il sistema dei cybercoins viene adoperato anche dagli hacker e da chi esegue acquisti illegali

Dei bitcoin il “Messaggero Veneto” aveva parlato di recente, in relazione a due casi di ricatto informatico. Gli hacker avevano inviato una serie di mail-esca e i malcapitati che le avevano aperte si erano ritrovati senza più dati nel computer. Per averli indietro, avevano dovuto pagare un riscatto. In bitcoin, appunto.

È l’altra faccia della moneta virtuale. La zona grigia tra legalità e illegalità che, anche a Udine, vede le forze dell’ordine monitorare a distanza l’attività del Batm e, soprattutto, del potenziale sottobosco criminale che gli ruota attorno. Perchè a delinquere, semmai, è chi dell’anonimato e della non tracciabilità delle operazioni si serve per avere mano libera in acquisti illeciti.

Il problema è la deregulation che, in Italia, continua a regnare sovrana. Qualche mese fa, dall’Eba, l’autorità europea per la vigilanza del mercato bancario e poi anche da Bankitalia è arrivato il cartellino giallo. «In assenza di adeguati presidi e di un quadro legale certo circa la natura giuridica delle valute virtuali – hanno avvertito –, i rischi possono esporre a perdite e inficiare la consistenza del patrimonio di vigilanza e la stabilità stessa degli intermediari». Nel frattempo, vige l’anarchia.

E a servirsene è un pubblico assolutamente eterogeneo. «Quelle che le nostre macchine rappresentano è l’uomo della strada – ha dichiarato in un’intervista Zach Harvey, ad dell’azienda Lamassu –, la persona che è interessata per lo più a convertire dai 10 ai 200 dollari». (l.d.f.)

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