Udine pioniera del Bitcoin, moneta virtuale

In viale Palmanova un imprenditore friulano ha installato il primo bancomat del genere in Italia e il terzo in Europa

UDINE. A conoscerli sono ancora in pochi, qualcuno non ne ha neppure mai sentito parlare, e in Italia non esiste una legislazione in materia.

Eppure, da sei anni, cioè da quando il misterioso programmatore Satoshi Nakamoto li inventò e lanciò in rete, i bitcoin stanno stravolgendo il modo di fare business nel mondo. Affiancando al mercato e all’economia tradizionali una piattaforma virtuale per le compravendite e per qualsiasi altra transazione on-line.

Dall’acquisto di un disco o di un paio di scarpe, al pagamento di una polizza assicurativa o di una semplice piega dal parrucchiere, fino alla prenotazione di un pranzo. Ebbene, di quest’autentica rivoluzione monetaria Udine è una delle apripista: prima in Italia e terza in Europa a poter vantare sul proprio territorio un Batm, ossia uno sportello bancomat per criptovaluta.

L’inaugurazione non è recente. L’imprenditore friulano che ha avuto l’intuizione di scommettere sui bitcoin ha ufficialmente iniziato la propria avventura il 20 febbraio 2014. Ma dell’installazione dell’apparecchiatura, un Batm Lamassu costruito in America, su progetto tedesco e produzione portoghese, è stata data notizia quasi soltanto sui siti, i social network e la stampa di settore.

Notarlo, d’altronde, non è facile: il distributore automatico di denaro virtuale è stato installato nel locale di un’azienda artigianale al civico 420 di viale Palmanova. “Bitcoin your future now” recita la scritta su sfondo arancione che campeggia in vetrina.

Diffuso a livello planetario, il progetto è stato battezzato in un coffee shop di Vancouver, in Canada. Poi, uno dopo l’altro, sono arrivati i bancomat di Helsinki (Finlandia), Zurigo (Svizzera) e Udine. A fare compagnia al capoluogo friulano, ora, nel pantheon delle tecnologie, ci sono altre quattro città italiane. Compresa Roma, che alla stazione Termini vanta un Robocoin kiosk, dell’omonima azienda americana che, insieme alla Lamassu e a poche altre, si spartisce il grosso del mercato.

Ma come funziona e, soprattutto, cos’è un bitcoin? La spiegazione è oramai codificata: parliamo di valuta elettronica, ossia di soldi che materialmente non esistono e che possono essere controllati e scambiati soltanto attraverso computer e server sparsi in Internet. Il che – e veniamo subito ai vantaggi – li rende non tracciabili e immuni da sequestri, falsificazioni e distruzioni.

Oltre a farne uno strumento estremamente pratico: la ricchezza, qualunque sia la sua entità, viene trasferita da una parte all’altra del mondo con tempistica pressoché istantanea, senza bisogno di intermediari e attraverso l’utilizzo di un qualsiasi pc o smartphone. In altre parole, nei negozi e negli store on-line “convenzionati”, c’è chi si è già abituato a sostituire il cellulare al portafoglio. L’elenco dei punti vendita in cui il servizio è già attivo - sempre di più, ma ancora la minoranza – è consultabile su CoinMap.org o scaricando l’androidiana QuiBitcoin.

Per tuffarsi nel “favoloso” mondo dei bitcoin, però, bisogna prima essere “abilitati”. Essere cioè dotati della chiave di decrittazione che l’utente ottiene scaricando il programma che dà accesso al “wallet” (il portafoglio delle chiavi). Perchè una compravendita avvenga è indispensabile che le rispettive chiavi e i relativi indirizzi si conoscano: il peer-to-peer, allora, consente la transazione economica e la registra.

L’operazione è gestita dai computer degli utenti e, in particolare, dai cosiddetti “miners”, che mettono a disposizione la potenza di calcolo dei propri terminali per creare nuovi bitcoin. Il guadagno, per chi lo fa, sta anche qui: la ricompensa in cybercoins a chi favorisce gli scambi. E a proposito di numeri, alla data di ieri, il valore di un bitcoin era pari a 257 euro.

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