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Profugo pakistano annega nell’Isonzo

Ieri mattina all’altezza di Lucinico, vittima un giovane di 25 anni. Vani i tentativi di un amico di portargli aiuto

2 minuti di lettura

Una tragedia annunciata. Un richiedente asilo di nazionalità pakistana, S.T. le sue iniziali, 25 anni compiuti da poco, è annegato nelle acque dell’Isonzo. Si tratta di uno dei tanti profughi accampati ormai da parecchi giorni sulle rive del fiume e che vivono in condizioni difficili se non estreme.

L’allarme è stato lanciato attorno alle 11 nella zona dello specchio d’Isonzo sottostante il quartiere fieristico di via della Barca. Il corpo senza vita del ragazzo è stato ritrovato, dopo un’eccezionale mobilitazione di forze che ha coinvolto polizia, vigili del fuoco e carabinieri, attorno alle 16.30. Fondamentale l’intervento di un elicottero dei pompieri, che ha avvistato il cadavere non lontano dal ponte sulla 56 bis, all’altezza di Lucinico.

Ecco i fotogrammi dell’accaduto secondo le ricostruzioni effettuate dalla polizia. Il pakistano, dopo aver lasciato i propri abiti sulla riva, è entrato in acqua. L’intento? Rinfrescarsi. Ma potrebbe essere anche stato che volesse pescare. È escluso, invece, in maniera decisa dagli inquirenti che si stesse lavando direttamente nell’Isonzo vista l’assenza di condizioni migliori per garantire la propria igiene personale: ipotesi che, invece, viene considerata come la più probabile e realistica dai volontari.

A un certo punto, il giovane è scivolato ed è stato letteralmente inghiottito dalle acque (gelide) dell’Isonzo. La corrente ha fatto il resto. Un altro profugo, che era presente poco lontano in quei tragici frangenti ha assistito al fatto e ha cercato di aiutarlo tendendogli il braccio. Ma non c’è stato verso: il venticinquenne è stato trascinato via con forza dalla corrente. «Da lontano, ho visto il suo corpo, pancia all’aria», sarebbe stato il racconto dell’amico agli inquirenti.

A quel punto, i richiedenti asilo hanno cercato aiuto e hanno incontrato, poco lontano, un operaio che stava lavorando nei pressi del quartiere fieristico di via della Barca. È stato lui a dare l’allarme e a mobilitare le forze dell’ordine, che, in pochi minuti, si sono riversate tutte in riva all’Isonzo.

I vigili del fuoco hanno portato il canotto e il fiume è stato attentamente scandagliato per parecchie ore. Ma decisivo - dicevamo - è stato l’arrivo dell’elicottero dei pompieri, che ha permesso di avere una visuale dall’alto. E il cadavere del pakistano è stato ritrovato, attorno alle 16.30 a Lucinico, non lontano dal ponte della 56 bis.

A quel punto, i vigili del fuoco, con l’ausilio di un altro gommone, si sono portati nel punto preciso e hanno recuperato il corpo senza vita dell’immigrato. Stando alle prime verifiche di carattere sanitario, l’annegamento sarebbe avvenuto subito. Non è chiaro se il giovane sapesse nuotare. E, comunque, nell’Isonzo vige il divieto di balneazione.

Un’altra delle ipotesi attribuisce la responsabilità all’apertura (improvvisa) della diga di Salcano: improvvisamente, appunto, il livello delle acque del fiume si sarebbe alzato, mettendo in difficoltà il giovane, che è stato rapidamente inghiottito dall’Isonzo.

Ma anche l’ipotesi dell’onda di piena viene pressoché esclusa dalla polizia, che avrebbe effettuato puntuali approfondimenti con le autorità di oltreconfine.

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