«Studio e imparo in Friuli per aiutare la mia Africa»

La storia della 25enne kenyota Leah, da Nairobi a Gemona per seguire i corsi del Lab. «Amo il vostro Paese, ma il continente nero ha bisogno che i suoi figli tornino a casa»

GEMONA. Dalla terra dei Masai a Gemona. Leah Lekanayia è una 26enne keniota che in questi giorni ha frequentato il Lab, Laboratorio internazionale della Comunicazione. Leah nel suo Paese di mestiere fa la pastora e negli ultimi mesi ha seguito i corsi all’università di Scienze gastronomiche di Pollenza. Nonostante la positiva esperienza formativa che ha vissuto in Italia, e anche in regione, il suo obiettivo resta quello di ritornare nella sua terra, per cercare di sviluppare una pastorizia moderna in Kenya.

Com’è venuta a conoscenza del laboratorio di Gemona?

Ho avuto notizia del Lab dal mio amico ugandese John Wanyu, il quale un giorno mi disse di aver vissuto una grande esperienza formativa in una Summer School italiana, a Gemona . Solo successivamente, quando proprio il Lab me ne offrì la possibilità mi ritenni fortunata per quest’opportunità di visitare e studiare in Friuli.

Come è perché ha deciso di diventare pastora e cosa alleva?

Non sono una pastora per mera coincidenza. “Sono nata pastora”, tutta la mia famiglia è dedita alla pastorizia, e se guardo al mio futuro vedo sempre più nell’allevamento la mia “carriera”, e non solo per questioni d’ordine geografico o ambientale. Nella mia comunità rurale alleviamo mucche, capre e asini, qualcuno anche cammelli. Sarei felice se tutti noi ci dedicassimo alla pastorizia. Occuparmi di pastorizia mi aiuta a tenere viva la mia cultura, le mia radici, ed è per questo motivo che mi “aggrappo” a quest'attività. Su questi temi sono nati un film-documentario e un libro, centrati proprio su questa mia determinazione a occuparmi dell’allevamento del bestiame (“Ilmurran, Massai in the Alps”).

Come passa le sue giornate quando è a casa?

Un giorno normale inizia alle 5: è necessario alzarsi presto e fare una camminata tra gli animali per assicurarsi sia tutto a posto. Verso le 6 della mattina si comincia a mungere il latte e dar da mangiare agli animali, utilizzando anche dei ricostituenti per quelli non troppo in salute. Alle 8 si portano gli animali a pascolare, stando con loro tutto il giorno, fino alla sera.

Che studi ha fatto in Kenya e quali attualmente in Italia?

In Kenya ho frequentato l’Institute of Management, studiando business e project management. Grazie a Slow Food Piedmont e Slow Food Kenya, ora sto affinando le mie competenze in scienze gastronomiche all'Università degli Studi di Pollenzo, che con solide basi di studio mi sta preparando alla mia futura professione, quando tornerò a casa.

Quanto pensa di stare ancora in Italia e che cosa farà poi?

Anche se mi piacerebbe stare in Italia, non posso farlo: molto mi è stato dato ma molto ci si attende da me. Sono fra le poche donne Masai ad aver studiato e dunque voglio utilizzare tutto il mio bagaglio di conoscenze per trasmettere il mio sapere agli altri. Da quando sono qui, nel vostro Paese, mi sento triste e sconfortata a pensare al grave fenomeno dei grandi accaparramenti di enormi estensioni di terreni agricoli in Africa. Amo l’Italia ma non posso restare: devo rientrare in Kenya e aiutare la mia terra.

Quali sono progetti per il futuro?

Nel mio Paese voglio cercare di fondare scuole e insegnare alla mia gente come utilizzare al meglio le risorse per cercare di porre termine al “land grabbing”. Se riuscirò, intendo gettare le basi per un centro culturale e formativo per sviluppare nuova occupazione tra i giovani, e per far crescere la loro creatività. Vorrei diventare “qualcuno” nelle produzioni agricole, perché tu non puoi istruire e fare crescere una persona affamata.

Cosa ha capito e cosa le piace dell’Italia e del Fvg?

Sono stupefatta e allo stesso tempo onorata di essere in Italia, un Paese e un popolo che si sono impegnati a conservare la propria cultura: è una cosa che non ha prezzo, che non puoi comprare. Mi piace la bellezza del vostro Paese e lo spessore culturale della sua gente, i vostri panorami e il vostro cibo. Un giorno entrai in una gelateria e sentii per caso una ragazzo parlare una strana lingua. Incuriosita chiesi cosa stesse parlando e mi fu detto che parlava in friulano. Chiamai subito gli amici in Piemonte per condividere con loro la felicità di aver visto e sentito come la gente friulana sia così fiera della propria lingua e della propria cultura, patrimoni anche delle generazioni più giovani.

Come vede i flussi migratori che arrivano dall’Africa?

Mi dispiace molto vedere quanto del potenziale dell’Africa viene ignorato. Mi piacerebbe pensare che non è questo il male dell'Africa perché – a meno che non ci sia la guerra – non capisco come un uomo o una donna possano lasciare la loro casa e diventare nomadi e clandestini in un Paese straniero. Mi piacerebbe dire ai miei compagni africani che se pensano che l’erba intorno a loro non è verde come quella di altri luoghi, provino a guardare di nuovo. Il successo si costruisce con il duro lavoro, non negli altri Paesi. Miei compagni africani, ciò che dobbiamo sapere è che tutto quello di cui abbiamo bisogno è l'Africa. E non la possiamo avere se scappiamo.

Obama recentemente ha detto che il futuro del mondo può essere l'Africa e ha citato l’importante ruolo della donna nel contesto del suo continente. Condivide?

Sono totalmente d’accordo che la crescita di qualsiasi Nazione dipende anche dall’importanza che viene data al ruolo della donna. Qualsiasi comunità dovrebbe comprendere e accettare che la donna è sempre stata il fulcro, la spinta centrale che conduce alla crescita e allo sviluppo. Le donne sono state per lungo tempo ignorate nel continente africano e solo negli anni più recenti la figura della donna ha iniziato a essere riconosciuta meritevole di rispetto. Oggi tutto ciò è evidente.

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